Il Ministero invia a Bruxelles l'elenco degli health claims da sottoporre a valutazione scientifica

Dal 1° luglio 2007, giorno in cui è divenuta pienamente applicabile la normativa di cui al Regolamento 1924/2006, tutti gli operatori dell’Unione Europea sono tenuti al rispetto dei
vincoli, requisiti e parametri connessi all’impiego di claim nutrizionali – quali ad esempio «senza zuccheri aggiunti», «ad alto contenuto di fibre», «fonte di
vitamina C» – e sulla salute – sono ascrivibili a tale comparto indicazioni quali ad esempio: «le fibre aiutano il regolare funzionamento dell’intestino», «gli antociani
facilitano la circolazione sanguigna» o il vanto circa le proprietà antiossidanti di determinate sostanze contenute nel prodotto.

Con il nuovo Regolamento, se da un lato è stata colmata una lacuna legislativa che vedeva un’armonizzazione a livello europeo in materia di etichettatura e non anche di
pubblicità, dall’altro sono stati imposti nuovi e stringenti oneri in capo agli operatori del settore alimentare (ufficio marketing in primis) costretti alla rivisitazione totale delle
loro strategie di comunicazione pubblicitaria.
La fondamentale novità apportata dalla nuova normativa risiede nel fatto che, se prima l’operatore poteva muoversi liberamente entro i limiti e il divieto di inganno di cui all’art. 2
del D.lgs. 109/92, la nuova disciplina ha istituito un sistema per così dire «positivo/tassativo» sull’utilizzo di tali messaggi, legittimandone l’uso solo a determinate
condizioni.

Ora, le indicazioni fornite sui prodotti alimentari sono consentite solo nel rispetto di determinati requisiti quali, innanzitutto, quelli indicati nell’art. 5 secondo il quale:

a) deve essere dimostrato che la presenza, l’assenza o il contenuto ridotto in un alimento o categoria di alimenti di una sostanza nutritiva o di altro tipo rispetto alla quale è fornita
l’indicazione ha un effetto nutrizionale o fisiologico benefico, sulla base di prove scientifiche generalmente accettate;

b) la sostanza nutritiva o di altro tipo rispetto alla quale è fornita l’indicazione:
i) è contenuta nel prodotto finale in una quantità significativa ai sensi della legislazione comunitaria o, in mancanza di tali regole, in quantità tale da produrre
l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato, sulla base di prove scientifiche generalmente accettate, o
ii) non è presente o è presente in quantità ridotta, (omissis?.).

Per rispettare la suddetta condizione occorre quindi verificare se nel prodotto finale sia possibile riscontrare quantità significative della sostanza di cui si vantano le
caratteristiche benefiche.
E’ infatti possibile che, sebbene l’ingrediente caratterizzante abbia una quantità di sostanze idonea a produrre un determinato effetto benefico, il prodotto finale non presenti analoghe
caratteristiche.

c) se del caso, la sostanza nutritiva o di altro tipo per la quale è fornita l’indicazione si trova in una forma utilizzabile dall’organismo;

d) la quantità del prodotto tale da poter essere ragionevolmente consumata fornisce una quantità significativa della sostanza nutritiva o di altro tipo cui si riferisce
l’indicazione, ai sensi della legislazione comunitaria o, in mancanza di tali regole, una quantità tale da produrre l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato, sulla base di prove
scientifiche generalmente accettate.

Si noti, a tal proposito, che da più parti si tende ad interpretare tale requisito ammettendo che il claim si possa riferire anche a sostanze il cui effetto benefico è prodotto
dal consumo continuato dell’alimento senza che necessariamente se ne raggiunga una quantità predefinita.
La necessaria fondatezza scientifica delle indicazioni è inoltre richiamata dall’art. 6 dello stesso Regolamento ai sensi del quale l’operatore del settore alimentare che formula
un’indicazione sulla salute deve giustificarne l’impiego sulla base, appunto, di prove scientifiche generalmente accettate.
E’ pertanto consigliabile disporre di una documentazione tecnica o di un dossier idoneo a supportare le indicazioni riportate che, ove richiesto, dovrà essere messo a disposizione delle
competenti autorità di controllo.

Inoltre, le indicazioni devono essere formulate in maniera tale che il consumatore medio possa comprendere gli effetti benefici vantati.
In relazione all’utilizzo di indicazioni nutrizionali esso è subordinato alla presenza delle stesse nell’elencazione tassativa riportata in allegato al regolamento nonché alla
loro conformità alle ulteriori condizioni generali e specifiche previste nello stesso testo.
Per quanto riguarda invece le indicazioni sulla salute, queste sono vietate salvo che siano conformi ai requisiti generali e specifici del regolamento, siano autorizzate e incluse in apposito
elenco che la Commissione europea è tenuta ad adottare entro il 31.01.2010.

Nelle more dell’adozione definitiva dell’elenco comunitario delle indicazioni salutistiche consentite, quelle che fanno riferimento al ruolo di una sostanza nutritiva o di altro tipo per la
crescita, lo sviluppo e le funzioni dell’organismo possono essere fornite, sotto la responsabilità degli operatori economici del settore alimentare, purchè siano conformi al
Regolamento e alle vigenti disposizioni nazionali applicabili.
Solo successivamente alla pubblicazione dell’elenco comunitario le indicazioni in esso non previste saranno definitivamente vietate.
L’art. 13/2 del Regolamento 1924/2006 prevede che, ai fini della realizzazione dell’elenco comunitario delle indicazioni sulla salute consentite, gli Stati membri forniscano alla Commissione
gli elenchi delle indicazioni corredati delle relative condizioni di applicabilità e dei riferimenti alla fondatezza scientifica pertinente.
In applicazione della norma citata, il nostro Ministero della Salute, in data 31 gennaio 2008, ha trasmesso a Bruxelles l’elenco dei claims sulla salute o funzionali.

A tal proposito, il Ministero ha precisato che, la lista trasmessa alla Commissione europea ha il significato di una raccolta di indicazioni da sottoporre alla valutazione scientifica al
più alto livello e non di indicazioni già autorizzate. Pertanto, allo stato attuale, la responsabilità di giustificare l’impiego di tale indicazione sulla base di prove
scientifiche generalmente accettate rimane in capo all’operatore del settore alimentare che se ne avvale.
Sebbene l’elenco inviato alla Commissione non costituisca una lista di indicazioni certamente ammissibili, queste possono essere prese a parametro come ulteriore elemento per suffragare la
fondatezza scientifica dei claims che l’operatore utilizza sotto la propria responsabilità.

In conclusione si segnala che la presenza di health claim comporta che sull’etichettatura o, in mancanza di etichetta, nella presentazione e nella pubblicità siano presenti le seguenti
informazioni supplementari:
– una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano;
– la quantità dell’alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico indicato;
– se del caso, una dicitura rivolta agli individui che dovrebbero evitare di consumare l’alimento;
– un’appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantità eccessive;
– tabella nutrizionale estesa ad otto elementi.

Il Ministero invia a Bruxelles l’elenco degli health claims da sottoporre a valutazione scientifica

Il Ministero invia a Bruxelles l’elenco degli health claims da sottoporre a valutazione scientifica

Dal 1° luglio 2007, giorno in cui è divenuta pienamente applicabile la normativa di cui al Regolamento 1924/2006, tutti gli operatori dell’Unione Europea sono tenuti al rispetto dei
vincoli, requisiti e parametri connessi all’impiego di claim nutrizionali – quali ad esempio «senza zuccheri aggiunti», «ad alto contenuto di
fibre», «fonte di vitamina C» – e sulla salute – sono ascrivibili a tale comparto indicazioni quali ad esempio: «le fibre aiutano il regolare
funzionamento dell’intestino», «gli antociani facilitano la circolazione sanguigna» o il vanto circa le proprietà antiossidanti di determinate
sostanze contenute nel prodotto.

Con il nuovo Regolamento, se da un lato è stata colmata una lacuna legislativa che vedeva un’armonizzazione a livello europeo in materia di etichettatura e non anche di
pubblicità, dall’altro sono stati imposti nuovi e stringenti oneri in capo agli operatori del settore alimentare (ufficio marketing in primis) costretti alla rivisitazione totale delle
loro strategie di comunicazione pubblicitaria.
La fondamentale novità apportata dalla nuova normativa risiede nel fatto che, se prima l’operatore poteva muoversi liberamente entro i limiti e il divieto di inganno di cui all’art. 2
del D.lgs. 109/92, la nuova disciplina ha istituito un sistema per così dire «positivo/tassativo» sull’utilizzo di tali messaggi, legittimandone l’uso solo a
determinate condizioni.

Ora, le indicazioni fornite sui prodotti alimentari sono consentite solo nel rispetto di determinati requisiti quali, innanzitutto, quelli indicati nell’art. 5 secondo il quale:

a) deve essere dimostrato che la presenza, l’assenza o il contenuto ridotto in un alimento o categoria di alimenti di una sostanza nutritiva o di altro tipo rispetto alla quale è fornita
l’indicazione ha un effetto nutrizionale o fisiologico benefico, sulla base di prove scientifiche generalmente accettate;

b) la sostanza nutritiva o di altro tipo rispetto alla quale è fornita l’indicazione:
i) è contenuta nel prodotto finale in una quantità significativa ai sensi della legislazione comunitaria o, in mancanza di tali regole, in quantità tale da produrre
l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato, sulla base di prove scientifiche generalmente accettate, o
ii) non è presente o è presente in quantità ridotta, (omissis?.).

Per rispettare la suddetta condizione occorre quindi verificare se nel prodotto finale sia possibile riscontrare quantità significative della sostanza di cui si vantano le
caratteristiche benefiche.
E’ infatti possibile che, sebbene l’ingrediente caratterizzante abbia una quantità di sostanze idonea a produrre un determinato effetto benefico, il prodotto finale non presenti analoghe
caratteristiche.

c) se del caso, la sostanza nutritiva o di altro tipo per la quale è fornita l’indicazione si trova in una forma utilizzabile dall’organismo;

d) la quantità del prodotto tale da poter essere ragionevolmente consumata fornisce una quantità significativa della sostanza nutritiva o di altro tipo cui si riferisce
l’indicazione, ai sensi della legislazione comunitaria o, in mancanza di tali regole, una quantità tale da produrre l’effetto nutrizionale o fisiologico indicato, sulla base di prove
scientifiche generalmente accettate.

Si noti, a tal proposito, che da più parti si tende ad interpretare tale requisito ammettendo che il claim si possa riferire anche a sostanze il cui effetto benefico è prodotto
dal consumo continuato dell’alimento senza che necessariamente se ne raggiunga una quantità predefinita.
La necessaria fondatezza scientifica delle indicazioni è inoltre richiamata dall’art. 6 dello stesso Regolamento ai sensi del quale l’operatore del settore alimentare che formula
un’indicazione sulla salute deve giustificarne l’impiego sulla base, appunto, di prove scientifiche generalmente accettate.
E’ pertanto consigliabile disporre di una documentazione tecnica o di un dossier idoneo a supportare le indicazioni riportate che, ove richiesto, dovrà essere messo a disposizione delle
competenti autorità di controllo.

Inoltre, le indicazioni devono essere formulate in maniera tale che il consumatore medio possa comprendere gli effetti benefici vantati.
In relazione all’utilizzo di indicazioni nutrizionali esso è subordinato alla presenza delle stesse nell’elencazione tassativa riportata in allegato al regolamento nonché alla
loro conformità alle ulteriori condizioni generali e specifiche previste nello stesso testo.
Per quanto riguarda invece le indicazioni sulla salute, queste sono vietate salvo che siano conformi ai requisiti generali e specifici del regolamento, siano autorizzate e incluse in apposito
elenco che la Commissione europea è tenuta ad adottare entro il 31.01.2010.

Nelle more dell’adozione definitiva dell’elenco comunitario delle indicazioni salutistiche consentite, quelle che fanno riferimento al ruolo di una sostanza nutritiva o di altro tipo per la
crescita, lo sviluppo e le funzioni dell’organismo possono essere fornite, sotto la responsabilità degli operatori economici del settore alimentare, purchè siano conformi al
Regolamento e alle vigenti disposizioni nazionali applicabili.
Solo successivamente alla pubblicazione dell’elenco comunitario le indicazioni in esso non previste saranno definitivamente vietate.
L’art. 13/2 del Regolamento 1924/2006 prevede che, ai fini della realizzazione dell’elenco comunitario delle indicazioni sulla salute consentite, gli Stati membri forniscano alla Commissione
gli elenchi delle indicazioni corredati delle relative condizioni di applicabilità e dei riferimenti alla fondatezza scientifica pertinente.
In applicazione della norma citata, il nostro Ministero della Salute, in data 31 gennaio 2008, ha trasmesso a Bruxelles l’elenco dei claims sulla salute o funzionali.

A tal proposito, il Ministero ha precisato che, la lista trasmessa alla Commissione europea ha il significato di una raccolta di indicazioni da sottoporre alla valutazione scientifica al
più alto livello e non di indicazioni già autorizzate. Pertanto, allo stato attuale, la responsabilità di giustificare l’impiego di tale indicazione sulla base di prove
scientifiche generalmente accettate rimane in capo all’operatore del settore alimentare che se ne avvale.
Sebbene l’elenco inviato alla Commissione non costituisca una lista di indicazioni certamente ammissibili, queste possono essere prese a parametro come ulteriore elemento per suffragare la
fondatezza scientifica dei claims che l’operatore utilizza sotto la propria responsabilità.

In conclusione si segnala che la presenza di health claim comporta che sull’etichettatura o, in mancanza di etichetta, nella presentazione e nella pubblicità siano presenti le seguenti
informazioni supplementari:
– una dicitura relativa all’importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano;
– la quantità dell’alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’effetto benefico indicato;
– se del caso, una dicitura rivolta agli individui che dovrebbero evitare di consumare l’alimento;
– un’appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantità eccessive;
– tabella nutrizionale estesa ad otto elementi.

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