I titoli accademici per diventare consulenti del lavoro

Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, ha illustrato quali sono i titoli accademici e quali innovazioni sono necessarie per formare coloro che
intendono accedere alla professione del consulente del lavoro.
Infatti, il decreto legge 15 febbraio 2007 (convertito nella legge 6 aprile 2007) ha disposto che, per esercitare tale professione, non è più sufficiente il diploma di scuola
secondaria, ma che è necessario aver conseguito almeno la laurea triennale in giurisprudenza, economia e commercio o scienze politiche.
Marina Calderone, tuttavia, ha sottolineato come non basti un titolo di studio a creare un consulente del lavoro e come, al contrario, sia fondamentale l’instaurazione di un rapporto sinergico
con le università mediante periodi di praticantato o tirocinio durante gli studi, anche in vista della riforma delle professioni.
Da questa consapevolezza deriva la necessità che gli studenti, per accedere alla professione, portino avanti il proprio corso di studi presso le università, ma si concentrino
anche su periodi di ‘pratica’ presso gli studi professionali.
Il Consiglio, inoltre, ha messo l’accento anche sull’importanza rivestita dalla laurea specialistica, che deve tener conto delle inclinazioni personali e delle specificità della
professione del consulente.
Per ora, comunque, è previsto un periodo transitorio, per cui coloro che hanno ottenuto l’abilitazione secondo le vecchie disposizioni possono iscriversi all’albo entro 3 anni, mentre i
soggetti in possesso di diploma che hanno terminato o stanno portando avanti il praticantato hanno tempo fino al 2013 per sostenere l’esame di abilitazione.

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