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Grano duro Appulo Lucano: la dura lotta per sopravvivere – La parola agli Agricoltori -Speciale Grano Alta Murgia (Parte Prima)

Grano duro Appulo Lucano: la dura lotta per sopravvivere – La parola agli Agricoltori -Speciale Grano Alta Murgia

Il grano tra  siccità – calo di produzione – conflitto tra Ucraina e Russia. Richiamo all’intensificazione della coltivazione nei territori appulo-lucani

Altamura, 1 giugno 2022

 

SPECIALE  ALTA MURGIA – PUGLIA

Il grano tra  siccità – calo di produzione – conflitto tra Ucraina e Russia

Richiamo all’intensificazione della coltivazione nei territori appulo-lucani


Giovanni Mercadante

C’è voluta la crisi energetica scatenata dal conflitto bellico tra Ucraina e Russia per verificare la fragilità del nostro Paese condizionato dalle importazioni per favorire le grandi lobby che hanno fatto dimenticare la nostra autonomia.

 

Adesso inversione di rotta, in tutta fretta, col rischio che la nave Italia perda il suo equilibrio e si capovolga.

Ci vuole un grande  esperto timoniere che sappia riprendere la giusta rotta; l’unico al momento in grado di imporre direttive con autorevolezza dall’alto del suo osservatorio è il presidente del Consiglio Mario Draghi. Un economista che ha una visione d’insieme della geopolitica, tenuto conto che è stato a capo della Banca Europea. Persona stimata e affidabile. Al momento non abbiamo “alter ego” nazionali  della stessa caratura che lo possano sostituire.

 

 

Detto questo, entriamo nel vivo della crisi economica, stringendo il focus sul nostro territorio che è quello di cui dobbiamo parlare, perché cenerentola bistrattata dai tanti giochi politici che lo hanno reso vulnerabile.

La siccità che perdura dal 2020 con scarse precipitazioni atmosferiche stanno rendendo difficile la vita delle aziende agricole, prese tra l’altro nella morsa della pandemia da covid, con costi  elevati nell’approvvigionamento delle materie prime per la conduzione delle attività:   aumento del carburante agricolo,  della benzina, dei fertilizzanti, della manodopera a fronte di un calo di produzione e di   scarsa attenzione del Ministero dell’Agricoltura a tutelare questo settore primario nella catena dell’alimentazione. 

Finora la politica nazionale non ha dato grande dimostrazione di vicinanza alle aziende agro-zooteniche con delle misure di  favore ai tavoli di concertazione, piuttosto sono state favorite le attività industriali perché qui le lobby sono più influenti, più agguerrite; sanno intrufolarsi nei dedali della politica e dei ministeri per ottenere agevolazioni di convenienza.

Questo SPECIALE  vuol essere il banco di prova e di denuncia verso tutti i responsabili ai vari livelli da quello comunale, a quelli regionale e nazionale.

Il grido di dolore che si alza  dal territorio dell’Alta Murgia è di dare ascolto agli imprenditori agricoli; non tirate troppo la corda – fanno sapere in coro le aziende agricole –  perché se si spezza sarà ancora più facile individuare i responsabili che sono sempre gli stessi  nello scacchiere della politica nazionale; cambiano solo posto, come nel gioco degli “scacchi”.

In Francia, la rivoluzione è di casa; la storia insegna che i regimi quando non ascoltavano il popolo, questo si ribellava e con fare determinato portava alla ghigliottina i responsabili: re, regine, ministri e funzionari corrotti. 

L’Italia è un paese più pacifico, ha fatto spallucce finora, ha tirato la cinghia e continua a credere nella responsabilità dei propri governanti (anche se non c’è proprio nulla da credere).

 

Gli imprenditori agricoli dell’Alta Murgia  hanno creato due realtà:

1. Consorzio di Tutela e Valorizzazione del grano duro

2. Granaio Appulo-Lucano

Il Consorzio di Tutela e Valorizzazione del grano duro, con sede legale ad Altamura,  è formato attualmente da circa 40 aziende agricole;, per un totale di circa 3.500 ettari di terreni seminativi;  lo stesso ha la funzione di coordinare, tutelare  e valorizzare  le produzioni di grano duro;

A questo sodalizio è affidato il compito  di pubblicizzare le attività (sito, eventi, ricerca, campi sperimentali); di tutelare il prodotto (certificazione tramite organismo di controllo CSQA –ISO 22005); di  valorizzazione,  essendo proprietaria dei marchi registrati (fiere,  coordinamento di  contratti di filiera, concertazione ai vari tavoli di lavoro).

Allo stato attuale  ci sono due linee di lavoro:  una tramite il molino  Mininni di Altamura e  il pastificio di Gragnano (Napoli)  per quanto riguarda la commercializzazione del grano duro convenzionale;  l’altra tramite il Molino CA.ME.MA. di Altamura  e  l’antico  pastificio Quagliara di Acerenza (Potenza) per quanto riguarda il grano biologico (che nell’ultimo anno sta avendo poca richiesta). 

 

Granaio Appulo Lucano

Il Granaio Appulo Lucano

è una società agricolaformata da 10 impreditori agricoli, di cui Giuseppangelo Ninivaggi si occupadella parte commerciale dei soci, stipulando contratti di filiera, programmando le semine in base alle richieste e all’acquisto di tutte le materie prime che servono al consorzio stesso.

Inoltre, visto il crescente volume di commercializzazione del grano che attualmente ha raggiunto circa 100.000 q,li  annui, è stato  deciso di rilevare l’ex impianto di stoccaggio dei vecchi consorzi agrari  sito nella zona industriale di La Martella (Matera),  zona strategica ben servita dalla nuova viabilità della  Bradanica, collegata alla Statale con Altamura, idonea per  raccogliere la produzione delle coline lucane. 

Ad oggi l’ impianto di stoccaggioè formato da 10 silos con una capacità di circa 100.000 q.li; a brevesaranno rimodernati con un potenziamento di ulteriori 20%, differenziando lo stoccaggiocon ulteriore aggiunta di un impianto di selezione per sementi.

 

Giuseppe Ninivaggi col figlio Pietro

Giuseppangelo  Ninivaggi, figlio d’arte nato in una famiglia con Dna da imprenditore agricolo, giovane e determinato, con azienda agricola in territorio di Irsina (MT), con voce pacata sciorina il suo disappunto sulla politica nazionale. 

L’agricoltura – dichiara – è abbandonata dalla politica nazionale; l’Italia è stata posta in secondo piano dalla Comunità europea. Nel nostro Paese non si  coltiva più il grano duro perché i prezzi non sono più remunerativi. La politica di assistenzialismo ha portato gli agricoltori a non cimentarsi a produrre meglio, e a non ascoltare le richieste da parte del mondo industriale, il quale a sua volta ha preferito rivolgersi all’estero per avere un prodotto di qualità, senza impegno sul territorio e a costi inferiori. 

Il tutto ha danneggiato l’agricoltura. Tuttavia,  – ha affermato G. Ninivaggi – io e gli amici del Consorzio in un momento in cui il prezzo del grano era sceso ai minimi storici,  parliamo di 18/20 euro  al quintale di qualche anno fa,  ci siamo seduti ad un tavolo ed abbiamo analizzato tutte le problematiche dei processi di coltivazione e trasformazione,  ascoltando nel contempo le esigenze dei molini e  pastifici.  

Posso affermare che  oggi riusciamo a coltivare un grano con proprietà  sia proteiche che  di colore delle semole  esattamente come il grano estero e in alcune varietà anche superiore tipo il don Pietro (in onore di mio padre e di mio figlio a cui devo molto o tutto).  

I nostri grani attualmente contengono il profumo e la fragranza della nostra terra e storia. Purtroppo dobbiamo ammettere che pur avendo raggiunto uno standard  qualitativo elevato, non siamo molto competitivi sotto il profilo economico, in quanto i nostri costi di produzione sono alti,  dovuti ad una disparità di regole di produzione;  per produrre 1 kg di grano ciò che si usa all’estero, in Italia  costa di più,  oppure non si può  utilizzare.  

Senza parlare  della miriade di regolamenti che vietano o limitano le produzioni se si considera   anche la frammentazione territoriale. 

A queste problematiche – ha continuato G. Ninivaggi – va aggiunto il fattore climatico che negli ultimi anni sembra impazzito; da qui si capiscono le difficoltà che ogni anno incontriamo. 

Comunque grazie ai veri contratti di filiera e ad una attenta gestione agronomica ed economica,  fino all’anno scorso siamo riusciti a portare in positivo i nostri bilanci aziendali. 

Le criticità  in questa annata agraria 2021-22  sono gli  enormi rincari dei prezzi, il fattore siccità e la guerra in corso tra Ucraina e Russia.

 

Vito Giordano

Vito Giordano, imprenditore agricolo e Vice Presidente del Consorzio, afferma dal canto suo, che il Consorzio, nonostante le difficoltà iniziali, perché ci sono sempre i diffidenti,  ha raggiunto il suo equilibrio. 

Quest’anno entreranno nel consorzio altre 10 aziende, perché molti sono giunti alla consapevolezza che bisogna fare squadra. In tal caso, il volume di grano duro  raggiungerà  circa 200 mila quintali all’anno.

Del gruppo consortile fa parte anche lo storico molino Mininni (oltre 150 anni di attività), con cui è in corso un accordo di collaborazione per la fornitura del grano di nostra produzione. 

Col nostro marchio di filiera abbiamo stretto un  accordo commerciale con un pastificio di Gragnano (Napoli), a cui il molino Mininni consegna la semola trasformata dal nostro grano duro. 

Siamo certificati con ISO22005. Sulle confezioni di pasta appare anche il nostro marchio come tracciabilità di filiera e la garanzia del  prodotto finale  100% italiano:  “noi ci mettiamo la faccia” oltre alla passione  .

A sostegno di questo accordo, il Consorzio  segue un disciplinare  di produzione con l’obiettivo di avere una semola a residuo zero, con conseguente sicurezza nell’alimentazione senza contaminanti.

Poiché la domanda è in forte crescita – continua V. Giordano – siamo aperti ad accogliere nel consorzio altre aziende agricole del territorio appulo-lucano.

Abbiamo in corso un progetto con il Politecnico di Bari per una ricerca tramite il Dipartimento di agricoltura per una “spin-off”/Azienda satellite, in  cofinanziamento  col Consorzio della lenticchia di Altamura, allo scopo di individuare il genoma del nostro prodotto per renderlo più sicuro e tranquillizzare i consumatori finali.

A livello di ammodernamento delle nostre aziende, abbiamo partecipato a bandi sia regionali che ministeriali,  con  pratiche già finanziate ed altre che saranno esaminate per accedere alle sovvenzioni. 

                                                      

Antonio Loizzo

Antonio Loizzo, imprenditore agricolo di Altamura cofondatore del Consorzio e con un’azienda agricola situata in agro di Genzano e Banzi (Potenza), condotta insieme a suo fratello Vito, esprime la sua amarezza contro la classe politica.

I nostri territori  – ha dichiarato A. Loizzo – hanno un notevole potenziale di crescita in termini di quantità e qualità. Ciò si potrebbe raggiungere se la politica nazionale decidesse di mettere al centro della sua attenzione l’agricoltura, in tal modo avremmo un’adeguata autosufficienza di materie prime agricole.

Le importanti risorse che la politica agricola comunitaria mette a disposizione dell’agricoltura molto spesso vengono dirottate a favore dell’industria o per scopi che nulla hanno a che vedere con l’agricoltura, dimenticando che noi agricoltori siamo il pilastro dell’alimentazione. 

Allo scopo di aumentare la competitività delle nostre aziende agricole – ha aggiunto A. Loizzo –  è opportuno e necessario che tali risorse vengano investite in miglioramento della viabilità, realizzazione di opere idrauliche, sicurezza nelle aziende, formazione professionale in cultura di impresa e gestione aziendale. 

In riferimento alle nostre zone, quest’anno ci sarà un marcato calo delle produzioni a causa della siccità prolungata, con gravi difficoltà della sopravvivenza delle nostre aziende. Le previsioni del raccolto di quest’anno sono circa 30-40% in meno rispetto allo scorso anno, tenendo conto che quest’anno abbiamo sostenuto una maggiorazione dei costi dei fattori produttivi (concimi, sementi, gasolio, etc.) che va dall’80% al 150%. Si spera che il mercato possa esprimere delle quotazioni in grado di remunerare meglio gli agricoltori.

Giacomo Moramarco, socio cofondatore del Consorzio Appulo-lucano, con azienda agricola situata in agro Grottole-Ferrandina (Matera), è convinto che il il sodalizio porterà ottimi frutti in futuro. Bisogna fare squadra per avere maggiore potere contrattuale con le istituzioni. Insieme si è qualcuno.

Anche lui si sfoga. Il grano duro – sostiene – è del Sud. I nostri politici hanno fatto di tutto per ostacolare la coltivazione emanando leggi a nostro discapito.

Oggi, con questa situazione della crisi energetica e della guerra Russia-Ucraina,  al fine di  assicurare una maggiore produzione, bisogna investire. Come si fa quando l’agricoltura è stata messa in ginocchio?  

Attualmente si fa fatica a portare lo stipendio a casa e a fronteggiare i pagamenti di tasse e costi delle materie prime.

Da decenni le aziende agricole non riescono ad accantonare risorse da destinare agli investimenti. Si lavora alla giornata.

Nei bandi regionali, secondo la legge, vengono favoriti anche coloro i quali conducono attività professionali e disponendo  di piccoli appezzamenti di terreno li intestano a prestanomi (moglie e/o famigliari) per accedere alle agevolazioni, sottraendo risorse importanti a chi invece fa dell’agricoltura un’attività primaria.

L’Italia ha i prezzi dei terreni più alti al mondo.  L’agricoltura – aggiunge G. Moramarco – non è considerata dai nostri politici settore strategico come l’industria. 

La politica nazionale d’accordo con la Comunità europea ha svenduto l’agricoltura  con accordi bilaterali facendo entrare in Italia prodotti a basso costo, come l’olio tunisino, l’ortofrutta proveniente dal nord Africa, Sud America, Sud  Africa senza accertamenti delle norme di sicurezza alimentare, mentre le aziende italiane sono tartassate da blitz di Guardia di Finanza, Carabinieri Nas, insomma un accanimento quasi finalizzato a polverizzare l’economia agricola.

Al tavolo di concertazione – conclude G. Moramarco – chi è più importante l’agricoltura o l’industria?

Di questo passo l’agricoltura italiana è destinata a soccombere e l’Italia a diventare una colonia di smercio delle multinazionali. Pensare ad un ricambio generazionale nelle aziende agricole è un grosso problema. Significa fare la guerra contro i molini a vento. Non ci sono i requisiti per i figli di prendere in mano le aziende.

 

Vito D’Aprile con la moglie Chiara Schiavarelli 
e i figli  Giacomo, Pasquale e Francesco

Vito D’Aprile, socio cofondatore del Consorzio Appulo-lucano possiede un’azienda agricola di circa 250 ettari  con sede in Altamura  in un’antica masseria del 1600 appartenuta alla nobile famiglia Viti-Melodia; orgoglioso della sua attività, tiene a far notare che nella conduzione dell’impresa sono coinvolti la moglie e i suoi giovani  tre figli: Giacomo, Pasquale e Francesco.

Un piccolo quantitativo della sua produzione di grano duro è destinata alla Pasticceria Del Viale di Vincenzo Benvenuto che lo trasforma in semola tramite un molino di sua fiducia;  fa degli ottimi panzerotti, molto apprezzati dalla sua clientela.

 

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Giovanni Mercadante

Giovanni Mercadante

Giornalista freelance, studioso di storia e araldica, interprete traduttore di tre lingue, esperto di ricerche di mercato e know-how tecnologico.

Corrispondente da Altamura per Newsfood.com
Altamura, capitale dell’Alta Murgia Barese

 

 

 

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