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Aranciata Made in Italy: approva la norma che impone almeno il 20% di succo di frutta: Più succo ma più polemiche

Aranciata Made in Italy: approva la norma che impone almeno il 20% di succo di frutta: Più succo ma più polemiche

By Giuseppe

Il Governo approva una norma che impone almeno il 20%
di succo di frutta nelle aranciate
La decisione presa dal Governo, almeno apparentemente, sembra positiva: più succo nelle aranciate italiane (ma anche nelle altre bibite a base di frutta), almeno il 20%.

Quest’operazione era già nell’aria da mesi ma soltanto martedì 21 ottobre è stata ratifica a livello ufficiale. Ed ecco che, immediatamente, si sono scatenate le polemiche e si sono creati due fronti diametralmente opposti: un compatto schieramento d’accordo con la decisione del Governo ed un altro molto contrario.

La norma prevede una modifica del contenuto di succo nelle bibite, passando dall’attuale 12% al 20% con finalità di promuovere e favorire gli agricoltori e i produttori italiani. Infatti, la norma è da applicarsi esclusivamente per le produzioni italiane cioè non vale per, ad esempio, aranciate confezionate in Spagna o Marocco.
Ed è qui il grande vulnus della questione, dato che, se da un lato la Coldiretti nazionale si è detta “soddisfatta di questa norma che farà sì che le nostre aranciate possano essere ancora più naturali e apprezzate sullo scenario mondiale”, molte voci contrarie si sono levate su questa decisione. Assobibe, l’associazione di Confindustria dei produttori di bevande analcoliche, ha denunciato sulle colonne de “Il Corriere della Sera” di mercoledì 22 ottobre (nell’articolo “Più succo nell’aranciata. La rivolta dei produttori” di Isidoro Trovato) come questa norma preveda “un’evidente discriminazione e penalizzazione del made in Italy, una sorta di schiaffo a chi produce e investe in Italia”.

Le perplessità sono mosse anche dal fatto che si capisce con difficoltà la ratio della norma: perché il Governo impone almeno il 20% per prodotti già molto stimati globalmente e soprattutto senza evidenti motivi scientifici o legati in qualche misura alla salute? L’Istituto Bruno Leoni, già mesi or sono, aveva evidenziato come, l’aumento della presenza minima di succo nelle bevande, portasse le aziende a dover negoziare prezzi più vantaggiosi con i produttori diretti (che già da anni lamentano prezzi “a dire poco iniqui”) o peggio a delocalizzare le produzioni (in Paesi con misure più vantaggiose) o direttamente ad importare prodotti da altri Stati che non abbiano norme così stringenti come quelle nostrane.
Aurelio Ceresoli, presidente di Assobibe dichiara infatti: “Non è vero, né dimostrabile che l’aumento al 20% si tradurrà in un maggior impiego di forniture di succo solo italiano”. Ecco che una norma pensata per favorire i produttori italiani rischi di “Indebolire la quota di mercato made in Italy a favore di quello estero” afferma Ceresoli. Una “battaglia delle arance” che sembra ancora più cruenta di quella di Ivrea e soprattutto, ancora non terminata dopo mesi di lotta.

Mattia Nesto
Newsfood.com

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