Durante il parto si può mangiare

Durante il parto si può mangiare

Se il parto si prolunga nel tempo, è bene che la futura madre si nutra, anche solo con quantità di cibo limitate. I rischi della nutrizione, cioè incompatibilità con
l’anestesia, sono nettamente inferiori ai problemi legati al digiuno, come evidenti cali di energie che potrebbero colpire il nascituro.

Questo è il messaggio di una ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, che si oppone alla consuetudine medica di non nutrire la paziente durante il travaglio, soprattutto se la
probabilità di un parto cesareo o di altri interventi era alta, per evitare problemi con l’anestesia.

Per motivare la rottura con la tradizione, i ricercatori britannici hanno studiato gli effetti del mangiare durante il travaglio su 2.426 donne incinte senza problemi di salute. Le potenziali
madri sono state divise in due gruppi: al primo è stato consentito di bere soltanto acqua, mentre al secondo gruppo è stato consentito di alimentarsi regolarmente con pane,
biscotti, frutta, yogurt a basso contenuto di grassi, bevande isotoniche e succhi di frutta. Analizzando i risultati, i medici hanno così costatato come non vi erano differenze virtuali
tra i due gruppi.

Eventi come parti spontanei, durata del travaglio e parti cesarei non avevano nessuna distribuzione «preferenziale»; anche il tasso di sintomi gastrici come nausea e vomito, attestato
intorno al 35%, è stato lo stesso. Forse fattore più importante, i neonati non hanno subito danni, sia che le madri avessero mangiato, che non, durante il travaglio. I ricercatori
hanno così potuto concludere come non esista nessuna controindicazione nel permettere alla donna incinta di nutrirsi (con moderazione) durante il travaglio.

Matteo Clerici

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