Dossier urbanistica: dai primi 50 casi un blocco allo sviluppo dell'agricoltura toscana

Firenze – Una richiesta per migliorare la stalla presentata nell’aprile 2002 è stata approvata nel giugno 2007, tempi di autorizzazione biblici, questo è soltanto
un esempio dei 50 casi di malaburocrazia rilevati in tutta la Toscana dalla Cia, una situazione ad handicap per le aziende agricole della regione contenute nel primo dossier elaborato dalla
Confederazione italiana agricoltori toscana presentato quest’oggi a Firenze.

Le problematiche derivano dalle norme regionali,dalle disposizioni previste dai Piani territoriali di coordinamento delle province, dagli atti e comportamenti a livello comunale. Ma nel marasma
delle anomalie dell’agricoltura toscana emerge anche una «buona prassi» in provincia di Siena.

La Cia Toscana è arrivata alla presentazione di questo dossier dopo una serie di iniziative pubbliche che sono culminate con gli incontri, per illustrare le problematiche principali
emerse, con il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini e con i rappresentanti di Uncem, Upi e Anci della Toscana.

«Stiamo assistendo -ribadisce il presidente della Cia Toscana Giordano Pascucci – ad anomalie della burocrazia che non sono più sostenibili; il disagio degli imprenditori agricoli
di fronte a norme urbanistiche ed atteggiamenti punitivi nei confronti dell’agricoltura ha raggiunto un livello di emergenza che mette in crisi l’intero sistema toscano, determinando un blocco
degli investimenti proprio nella fase di avvio del Piano di Sviluppo Rurale, attraverso il quale si punta a rilanciare la competitività del comparto agricolo».

«Chiediamo alla Regione Toscana ed agli Enti Locali interventi tempestivi -continua Pascucci- per superare l’emergenza ed individuare soluzioni adeguate e condivise attraverso l’adozione
immediata di una circolare regionale interpretativa per sbloccare la realizzazione- adeguamento degli annessi e/o dei fabbricati rurali e l’attivazione di un tavolo regionale, coinvolgendo
Uncem, Upi, Anci e le rappresentanze dell’agricoltura per la semplificazione e revisione sia delle norme che della governance della legge regionale n. 1/05 sul governo del territorio».

«Inoltre, proponiamo -aggiunge Pascucci- l’attivazione del tavolo regionale per approfondire ed elaborare le strategie del futuro per il buongoverno del territorio rurale sintetizzato
nella ‘Carta delle aree rurali’ elaborata dalla Cia Toscana, presentata nel nostro convegno di gennaio, quale strumento di concertazione e di condivisione di priorità e di indirizzi
programmatici per governare i territori rurali che rappresentano il 95 per cento del territorio toscano, per una migliore definizione di scenario della loro programmazione che tenga conto delle
evoluzioni e dei cambiamenti in atto valorizzando la biodiversità, le funzioni produttive, sociali ed ambientali che svolge l’impresa agricola».

Dal dossier emergono casi eclatanti, spiega Marco Failoni, responsabile ambiente e territorio della Cia Toscana. «Dall’obbligo di rimozione forzata degli annessi agricoli -dice- alle
richieste ‘esose’di fideiussione da parte delle amministrazioni comunali, come ad esempio, 11mila euro all’anno per realizzare una cantina ed ampliare le superfici a vigneto e oliveto».

Non mancano lunghi iter per la concessione di una autorizzazione e difficoltà nell’adempiere agli obblighi, come per la conservazione di cereali e mangimi. Problemi anche per gli
agriturismo toscani con impossibilità di richiedere nuovi volumi per uso abitativo se non ricavandoli dalla riduzione dei volumi destinati all’agriturismo. Limitazioni anche per le
installazioni di pannelli solari: si incentivano le forme energetiche alternative e poi si vieta il pannello solare in zone non paesaggistiche o in aree artigianali. Problemi anche per la
realizzazione di edifici ad uso abitativo, oppure si segnalano richieste anomale da parte di comuni che attendono dalla sovrintendenza il nulla osta per realizzare una stalla al di fuori
dell’area di un parco.

La Cia Toscana rileva anche un esempio di buona prassi, ed in questo anche caso «nomi» è più che lecito. Il Comune di Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, ha
infatti approvato nel febbraio 2008 un’autorizzazione edilizia relativa ad un piano di miglioramento presentato nel luglio 2007, ovvero dopo circa sei mesi. Dovrebbe essere la normalità
ma per il momento è solo una isolata eccezione, sottolinea la Cia.

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