Distribuzione carburanti: ancora tensioni sui prezzi

Milano – Scade domani lo sconto di 2 centesimi sull’accisa deciso dal precedente governo, continuano invece gli aumenti dei prezzi di benzina e gasolio per la regolare crescita delle
quotazioni del petrolio.

«Se le tensioni sui mercati delle materie prime non rallenteranno – interviene Paolo Barberini, Presidente di Federdistribuzione – ci troveremo di fronte ad una situazione insostenibile
per famiglie e imprese. E’ a questo punto indispensabile che la liberalizzazione del settore diventi una delle priorità del nuovo Governo e che la questione sia concretamente presa in
carico dalle Regioni, che hanno la competenza legislativa al riguardo.»

«Federdistribuzione chiede una condizione di mercato libera da vincoli, per permettere l’ingresso di nuovi operatori, quali la Grande Distribuzione Organizzata, e assicurare ai cittadini
più concorrenza, servizio e un prezzo finale equo e minore rispetto a quello attuale – continua Paolo Barberini.

Attualmente il risparmio per ogni litro di carburante nelle stazioni di benzina gestite dalle aziende della GDO può arrivare fino a 10 centesimi, con una spesa minore per ogni pieno di
un’auto di media cilindrata di 5 euro. Un’apertura effettiva di tutta la filiera dei carburanti potrebbe tuttavia portare anche a prezzi più bassi e risparmi maggiori. «In un
mercato più aperto – conclude il Presidente di Federdistribuzione – l’ingresso della GDO, avverrebbe gradualmente, per giungere nei prossimi anni ad una quota di mercato compresa tra il
5% e il 10%. Questo consentirebbe di produrre vantaggi per il consumatore e di gestire eventuali impatti sull’attuale rete di distribuzione, anche con il contributo occupazionale che la GDO
potrebbe assicurare».

D’altra parte non più di due mesi fa l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia Europea per le norme restrittive che regolano la rete di distribuzione dei carburanti nel
nostro Paese, confermando la validità delle battaglie per la liberalizzazione del mercato che Federdistribuzione sta da tempo portando avanti. Il nuovo monito di Bruxelles lascia quattro
mesi di tempo all’Italia per intervenire, imponendo così un atto rapido e concreto che, nell’interesse di cittadini, imprese e dell’intera comunità, veda istituzioni centrali e
locali allineate sugli stessi principi di apertura del mercato. Il richiamo comunitario non discrimina, infatti, tra normativa nazionale o regionale, ma semplicemente vuole imporre una linea
d’azione organica indirizzata verso la promozione di ambiti più competitivi.

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