CONFAGRICOLTURA: DOP E IGP PENALIZZATE DAL FINTO ITALIANO

CONFAGRICOLTURA: DOP E IGP PENALIZZATE DAL FINTO ITALIANO

6 dicembre 2013

Comprendiamo bene le esigenze dei grandi numeri dell’industria ma riteniamo che non sia corretto dare informazioni poco chiare. E addirittura sia un sopruso impedire, a chi desidera, di dare informazioni complete e veritiere sui suoi prodotti.

Secondo le norme vigenti, i Disciplinari, la  Bresaola IGP (Identità Geografica Protetta) fatta in Valtellina con carne bovina (zebù brasiliano) è perfettamente in regola: ma perchè non lo diciamo chiaramente? Non ci sono più vacche da carne in Valtellina e, sinceramente, il sottoscritto apprezza la Bresaola e la mangia ben volentieri: la carne di uno zebù che ha mangiato erba al pascolo mi dà più fiducia che una vacca allevata al chiuso con mangimi…

Idem per la Mortadella di Bologna IGP: Non ha alcuna importanza (secondo il Disciplinare) la provenienza della carne, e nemmeno dove avviene la lavorazione. E’ sufficiente che la mortadella venga insaccata in una delle 7-8 regioni (territori ben individuati) …provvisti della documetazione necessaria.

Morale: il consumatore medio, -non possiamo provarlo con un’indagine ufficiale ma ci basiamo su statistiche personali- è convinto che IGP (Identità Geografica Protetta)… garantisca che quel prodotto sia “nato e cresciuto” proprio in quel territorio.

Giuseppe Danielli

DENOMINAZIONI D’ORIGINE ED EXPORT, CONFAGRICOLTURA: “DOP E IGP PENALIZZATE DAL FINTO ITALIANO”
“L’Italia è leader mondiale per numero di produzioni certificate, ovvero 261 prodotti a denominazione d’origine, di cui 13 registrate nel corso dell’ anno in corso (4 Dop e 9 Igp)”. Lo rileva Confagricoltura analizzando il ‘Rapporto 2013 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg’ di Qualivita ed Ismea, presentato oggi presso il ministero delle Politiche agricole.

“In quantità – sottolinea Confagricoltura – i prodotti a denominazione d’origine raggiungono le 13 milioni di tonn, di cui il 32% viene esportato per un valore pari a circa 2,5  miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi solo per i formaggi). Ma la quota di export potrebbe essere tre-quattro volte di più se le produzioni made in Italy non fossero penalizzate da agro pirateria ed italian sounding, cioè prodotti che echeggiano l’italianità che non hanno”.

“Saranno importanti le modalità applicative di Bruxelles del regolamento UE 1169/11 attese inizialmente entro il mese corrente, ma rimandate – spiega Confagricoltura -. Mettere sulle confezioni di cibi la bandierina tricolore quando questi prodotti non hanno nulla di italiano è un comportamento scorretto che penalizza tutto il vero italian sounding e perché trae in inganno i consumatori e li allontana dalla qualità e dalla tipicità”.

“Il made in Italy – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – si tutela anche dando informazioni certe e chiare in etichetta sull’origine degli alimenti, con la trasparenza sempre richiesta da produttori e consumatori. Le norme europee ci sono, basta avere la volontà di attuarle”.

Gaetano Menna
Area Comunicazione
http://www.confagricoltura.it

Redazione Newsfood.com+WebTv

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