Condizioni retributive peggiorative imposte ai lavoratori sotto la minaccia di perdita del posto

D: Come può difendersi un lavoratore che viene costretto a lavorare con paga inferiore a quella del CCNL ed in condizioni di estremo disagio e pericolo per la propria salute?

R: Sempre che i fatti non costituiscano mobbing, e ferme restando tutte le responsabilità previste in capo al datore di lavoro che non rispetta le condizioni di salute dei propri
dipendenti previste dalla legge, la fattispecie descritta di ricatto ad accettare una paga inferire, sotto la minaccia di perdita del posto, si configura come «delitto di
estorsione» in capo al datore di lavoro – in base all’art. 629 del c.p.

Un accordo contrattuale tra datore di lavoro e dipendente, nel senso dell’accettazione da parte di quest’ultimo di percepire una paga inferiore ai minimi retributivi o non parametrata alle
effettive ore lavorative, non esclude, di per sé, la sussistenza dei presupposti dell’estorsione mediante minaccia.

Se il dipendente è costretto a lavorare «in nero» «sotto ricatto» può denunciare il proprio datore di lavoro affinché
venga punito ai sensi dell’art. 629 c.p. per il delitto di estorsione. In tal senso si è espressa anche la suprema Corte di cassazione – sezione II penale, con la sentenza del 5 ottobre
2007, n. 36642.

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