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Commodity agricole e prezzi pazzi, confronto internazionale alla conference 2021 IGC

Quattrocento delegati provenienti da tutti i continenti all’evento internazionale più importante nel mondo per discutere dei trend attuali e prospettici delle commodity agricole: IGC – International Grains Council Conference 2021. L’unico player italiano presente Areté, società di analisi economiche e business intelligence specializzata sull’agrifood, da anni nota per i modelli previsionali applicati ai mercati delle materie prime, con cui serve alcune delle più importanti realtà italiane del settore. A questa conferenza Areté è stata invitata per parlare delle prospettive di frumento duro e legumi.

“I mercati delle commodity agri-food sono attraversati da un generale stato di volatilità e tensione dei prezzi dovuto in larga misura alla ripartenza, in alcuni frangenti impetuosa, dei consumi Cinesi. – ha dichiarato Filippo Bertuzzi, Senior Analyst, Areté – . I mercati agri-food che più di altri hanno mostrato queste ripercussioni sono cereali, semi oleosi ed oli vegetali. Ma le tensioni sono presenti anche in altri comparti come latte e derivati, zucchero (nelle quotazioni internazionali dei mercati finanziari), caffè e legumi”.

Rispetto al caffè allo zucchero al cacao alle uova il mercato della frutta secca ha subito meno oscillazioni di prezzo, complici stock ancora elevati e Outlook sulle produzioni spesso positivi.

“Tuttavia, occorre fare attenzione – continua Bertuzzi – perché anche in questi casi (parliamo di mandorle, nocciole, pistacchi, uva passa) la ripartenza dei consumi può innescare rialzi di prezzo improvvisi. In generale, tutti questi mercati che non hanno ancora mostrato rialzi importanti, potrebbero rivelarsi bombe ad orologeria nei prossimi mesi”.

Lo scenario internazionale e le cause della volatilità

La forte influenza della Cina

Si sta assistendo alla ripartenza della domanda globale. A guidare è sicuramente la Cina. Nel primo trimestre Pechino ha acquistato all’estero (in gran parte dagli Usa con la risoluzione della guerra dei dazi) 6,7 milioni di tonnellate di mais, più del quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2020. Il boom si spiega con le carenze che si stanno verificando sul mercato domestico: le scorte strategiche sono esaurite, proprio mentre la domanda è tornata a decollare grazie all’ormai completa ricostituzione degli allevamenti di maiali dopo la febbre suina. La Cina ha anche raddoppiato le importazioni di grano e ovviamente ha aumentato anche quelle di semi di soia.

In Europa e USA

In ripresa anche i consumi in Europa ed USA, complici le campagne vaccinali e l’allentamento delle misure di restrizione. Domanda delle commodity maggiormente legate al consumo out of house (come mandorle, anacardi, zucchero, pistacchi) in leggero recupero. Non ancora evidente la ripartenza dei consumi su alcuni mercati (cacao, nocciole, uova, caffè), ma la svolta potrebbe essere vicina.

Altri fattori di volatilità

In generale si nota come, soprattutto sui mercati finanziari, gli aumenti di prezzo e la volatilità siano stati più marcati e significativi sulle scadenze a breve termine, questo perché le incertezze legate al Covid nel corso del 2020 e primi mesi del 2021 avevano spinto le aziende ad accorciare le proprie coperture creando, con l’attuale ripartenza, una necessità febbrile a reintegrare molto rapidamente le forniture di materie prime. Per contro, sulle scadenze lontane, la pressione rialzista è rimasta più contenuta.

D’altra parte permangono alcuni effetti della pandemia che rallentano o limitano l’offerta, per la carenza di manodopera e per i rallentamenti degli impianti di produzione e trasformazione.

A questo si è spesso aggiunto un meteo sfavorevole in aree chiave di produzione, come la siccità in brasile (soia, mais, caffè, zucchero), i tifoni nelle filippine (cocco), la primavera tardiva in Europa (latte e derivati, zucchero). Gli stock non sono risultati più adeguati al contesto internazionale di ripresa, alimentando le tensioni di prezzo.

Altri impedimenti importanti sono legati alla logistica del commercio internazionale, con prezzi dei noli oceanici tornati ai picchi del 2014. Il trasporto su container e alla rinfusa è sempre più oneroso a causa soprattutto del boom delle importazioni cinesi di materie prime come minerale di ferro, carbone e soia, ma anche della ripartenza dell’export cinese.
L’incidente avvenuto nel canale di Suez ha peggiorato la situazione, mostrando la delicatezza del sistema logistico su cui poggia il commercio internazionale. Il Baltic Dry Index è tornato a superare 2mila punti, in rialzo di quasi il 60% da inizio 2021 e di oltre il 200% rispetto maggio 2020, quando in piena emergenza Covid l’indice era crollato ai minimi da 4 anni.

Da sottolineare anche le policy come dazi all’export su seme e olio di girasole dalla Russia, dazio all’export sul palma malese. Inoltre la svalutazione del dollaro rispetto alle valute “deboli” sta rappresentando un ulteriore disincentivo all’esportazione (es rispetto al Real brasiliano).

All’aumento di domanda e al calo dell’offerta si è andata a sommare la speculazione finanziaria sui mercati agroindustriali. Nonostante i prezzi record l’esposizione rialzista dei fondi continua a crescere e la massa di investimenti in gestione è addirittura ai massimi storici. I fondi da mesi sono esposti al rialzo sul comparto agricolo, con quasi tutta la potenza di fuoco sul mais. Sul mercato finanziario di Chicago, le posizioni nette lunghe sono ai massimi da 11 anni.

Zucchero|caffè|cacao|uova

Prezzi dello zucchero internazionale ai massimi dal 2017, pesa anche l’effetto traino del mais. Il caffè risente delle scarse produzioni brasiliane di arabica e sta aumentando dopo un biennio di prezzi bassi.
Sul cacao pesano ancora le restrizioni, i prezzi sono ancora bassi, ma la volatilità è tanta con swing di oltre 200-300 £/t in una settimana.
Per le uova, il mercato ha ancora prezzi molto bassi, ma il costo del mangime è molto alto e potrebbe spingere rapidamente i prezzi al rialzo.

In Italia

Sul mercato nazionale le tensioni di prezzo si sono scaricate in maniera diretta per tutte le principali materie prime quotate sulle piazze nazionali. Per il comparto dei cereali e della soia, i prezzi sono ai massimi storici.

Il mais da settembre 2020 a giugno 2021, in circa 8 mesi, è aumentato di quasi il 60% raggiungendo livelli di prezzo che non venivano registrati dal 2012.

Il frumento tenero dai minimi di luglio 2020 è aumentato di oltre il 30%, superando la soglia dei 240 €/t, cosa che non succedeva dal 2013.

La soia è cresciuta da ottobre 2020 a giugno 2021, in appena 8 mesi, di oltre l’80%. In questo caso sono prezzi superiori di oltre il 30% rispetto al picco massimo registrato negli ultimi 10 anni.

In questo contesto solo il frumento duro rappresenta una piccola eccezione. Pur restando a prezzi generalmente alti, a ridosso dei 300 €/t, gli aumenti recenti sono relativamente contenuti (+4% da ottobre 2020) e siamo ben lontani dai picchi massimi raggiunti nel 2014 (circa 400 €/t) e nel 2008 (oltre i 500 €/t).

“In prospettiva le produzioni daranno gradualmente maggior equilibrio ai mercati – asserisce Bertuzzi- . Tuttavia, con prezzi che, seppur in riduzione rispetto ai picchi registrati, resteranno sostenuti. Lo shock impiegherà tempo a riassorbirsi, e i mercati continueranno ad essere ostaggio di una forte volatilità che continuerà a dare filo da torcere a tutti gli operatori della filiera.

Cosa comporta la forte volatilità delle commodity

Volatilità ed alti prezzi delle materie prime significano sia difficoltà per i trasformatori di materie prime in prodotti alimentari di difendere i propri margini che, inevitabilmente, anche aumenti di prezzo al consumo dei prodotti finiti, come confermato dall’acceso dibattito legato ai timori di un aumento tendenziale dell’inflazione dovuto proprio a questo fenomeno.
Se da un lato il trend lato prezzi è generalizzato, nel caso del food questo fenomeno si è accompagnato anche ad una focalizzazione dei consumatori su prodotti di maggior qualità, con tracciamento dell’origine delle materie prime.

La pasta

Il caso della pasta è uno di quelli dove la crescente attenzione al 100% made in Italy sia per la produzione della pasta e per l’origine del grano duro è stata particolarmente evidente. Questa attenzione si è accompagnata anche ad una crescente attenzione verso brand di nicchia, formati speciali e prodotti di qualità.

Questi trend si sono innestati in un 2020 che ha visto consumi molto forti di pasta in concomitanza col lockdown, con aumenti della produzione dell’11% sull’anno precedente nonostante i blocchi e le restrizioni del settore horeca. Il dato annuale, tuttavia, nasconde la forte domanda che, nelle settimane di maggior preoccupazione per il dilagare della pandemia fra marzo ed aprile 2020 ha raggiunto aumenti del +40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

ALTRE QUANTIFICAZIONI DI AUMENTI E VOLATILITÀ

DI PREZZO INTERNAZIONALI

Mais (Euronext):

+65% in un anno

Frumento Tenero (Euronext)

+46% in un anno

Seme di soia (CBOT)

+90% in un anno

Olio di palma (Borsa Malese)

+143% in un anno

Olio di cocco (NW-Europe)

+116% in un anno

Zucchero (ICE)

+104% in un anno

Caffè Arabica (ICE)

+73% in un anno

OLTRE AI RINCARI DI LUNGO TERMINE, NON MANCA LA VOLATILITÀ DI BREVE PERIODO

Frumento tenero |Euronext

aprile 2021

+25%

maggio 2021

-20%

Olio di cocco (NW-Europe)

aprile-maggio 2021

+22%

Zucchero (ICE)

marzo 2021

-22%

aprile-maggio 2021

+21%

Caffè robusta (LIFFE)

maggio 2021

+20%

Caffè arabica (ICE)

aprile-maggio 2021

+33%

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