Cia: latte, alla stalla i prezzi scendono, ma al consumo è sempre rincaro

La Cia condivide le preoccupazioni del presidente dell’Antitrust Catricalà il quale ha annunciato una maggiore attenzione nei confronti del settore, dopo le istruttorie su pane
e pasta. Il caro-mangimi e l’impennata dei carburanti aggravano la gestione aziendale.

Meno 10 per cento alla stalla dall’inizio del 2008 e più 11,1 per cento al consumo nell’ultimo anno (luglio 2007-luglio 2008). Il prezzo del latte segna un divario sempre
più accentuato tra la produzione e il dettaglio con incrementi che, nei vari passaggi di filiera sino alla tavola, arrivano anche al 300 per cento. E’, quindi, quanto mai opportuna
l’attenzione che l’Antitrust -come annunciato dal suo presidente Antonio Catricalà alla Camera- comincerà a rivolgere al settore lattiero-caseario, sulla stregua di
quello che è stato fatto per pane e pasta. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per una situazione che vede gli allevatori, oberati da
crescenti costi produttivi, ancora senza alcun contratto sul prezzo, se non alcune eccezioni, e a vendere in modo non certo remunerativo e i consumatori costretti a fare i conti con rincari
sempre più evidenti.

Siamo d’accordo -afferma la Cia- con il presidente Catricalà quando afferma che ”il latte è un grosso problema”. Da qui il monitoraggio dell’Antitrust, anche se non si
tratta ancora di una fase istruttoria, per capire, attraverso i passaggi della filiera, come si costruisce il prezzo finale.

Il quadro per le aziende zootecniche produttrici di latte -rileva la Cia- è, però, sempre più allarmante. Al momento manca un accordo interprofessionale.
Ci sono soltanto intese con singole industrie trasformatrici. Il prezzo pagato all’allevatore è più basso di quello di un anno fa e i redditi, purtroppo, continuano ad
essere tagliati. Una situazione di grave incertezza che è resa ancora più difficile dagli aumenti dei costi di produzione. I mangimi, nello scorso mese di giugno, sono
cresciuti, rispetto allo stesso periodo del 2007, del 15,2 per cento. Quelli utilizzati per i bovini hanno avuto un aumento del 17,2 per cento, mentre i cruscami sono lievitati del 12,6 per
cento e per i panelli e le farine è stato un vero “boom”del 24,4 per cento.

Sulle imprese zootecniche da latte pesa anche il “caro-petrolio”. I prodotti energetici -ricorda la Cia- sono aumentati, sempre a giugno scorso, del 10,4 per cento (più 12,4 per
cento i carburanti, più 9,3 per cento l’energia elettrica). Costi che sono destinati a crescere vista la corsa irrefrenabile del barile di greggio che continua a toccare sempre
nuovi record.

Per questa ragione la Cia conferma la sua mobilitazione sul territorio proprio per arrivare al più presto ad un valido accordo di filiera. Accordo che consenta di stabilire un
prezzo del latte alla stalla più equo e un meccanismo di adeguamento rispetto agli andamenti del mercato. Insomma, è indispensabile uscire da una situazione che rischia
di degenerare e provocare anche la chiusura di aziende zootecniche che non sono più nelle condizioni di operare in termini remunerativi e competitivi.

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