CIA: La Toscana chiede all’Europa e all’Italia più agricoltura

 

Senza l’Europa l’agricoltura non può andare avanti, anche se in Europa ci sono modelli di agricoltura differenti con molteplici esigenze. Passa dalle decisioni di
Bruxelles, insomma, parte del futuro dell’agricoltura toscana. La chiave di svolta di un settore in crisi potrebbe essere proprio la Politica agraria comune (Pac) con le sue
ricadute nel tessuto economico regionale. Se ne è parlato quest’oggi a Firenze (sede Banca Monte dei Paschi di Siena), nella tavola rotonda organizzata dalla Cia
Toscana – nell’ambito dell’azione Parte – Parlamento europeo, aree rurali, Toscana, Europa, con il contributo finanziario del Parlamento europeo.

«E’ necessario programmare le linee strategiche della nostra agricoltura -ha sottolineato Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana – conoscere e individuare gli
indirizzi del Parlamento europeo sul futuro degli interventi a sostegno delle aree rurali. Per la Pac, sostenere il modello europeo di agricoltura significa dover rispondere a crescenti
bisogni di sicurezza alimentare, tutela ambientale, governo delle risorse, coesione territoriale. Il tutto in un quadro di sostenibilità e competitività». Il sistema
agricolo nazionale ed europeo necessita di una Pac nella quale siano evidenti i caratteri tipici delle politiche economiche, finalizzate alla creazione di un sistema di imprese agricole
moderne, competitive, aperte al mercato, integrate nella filiera agroalimentare e diversificate. «La Cia Toscana -ha detto Pascucci – ritiene che, solo facendo proprie queste
sfide, la Pac possa essere difesa anche nella sua dimensione finanziaria».

«L’Europa – ha affermato Claudio Martini, presidente della Regione Toscana – per il futuro dovrebbe avere più politiche trasversali (ricerca, innovazione, trasporti)
anziché settoriali, che aiuterebbero anche l’agricoltura. Il governo di un paese come il nostro si deve misurare con i grandi problemi, come ad esempio il ricambio
generazionale. La riforma della Pac è un tema che deve interessare tutti: è vero che l’agricoltura in Toscana è solo il 3 per cento del Pil, ma è il
100 per cento della questione alimentare, del territorio, e quant’altro». Sulla Pac: «A seconda di che politica comune emergerà, cambieranno gli investimenti
nella nostra regione. Dobbiamo intervenire facendo attenzione ai rischi di un ingarbugliamento della situazione economica che stiamo attraversando, che va ad incidere
sull’economia reale, che sono anche le famiglie, i cassaintegrati. Stiamo lavorando per semplificare l’accesso alle risorse, mettere risorse in campo; a risolvere questioni
specifiche di tipo burocratico come la legge sugli annessi agricoli; danni da ungulati, il problema dell’acqua. Inoltre, abbiamo avviato un riordino istituzionale che porti alla
semplificazione e al rinnovamento».

Argomento centrale del dibattito l’health check, una verifica sullo stato di salute della Politica comune: «La Cia Toscana – ha sottolineato il vicepresidente Cia regionale
Valentino Vannelli – ritiene che la strategia di fondo, indicata dal documento della Commissione sia condivisibile, in particolare dove si indica di procedere ad un riequilibrio nella
distribuzione degli aiuti, maggiori risorse per il rafforzamento e l’innovazione dell’impresa agricola e più fondi per lo sviluppo rurale. E‘ necessario
prevedere un innalzamento della fascia di esenzione dalla modulazione, almeno in misura tripla dell’attuale limite, passando da 5 mila euro a 15 mila euro si darebbe così
un grosso aiuto ad esempio alle aziende cerealicole». E sull’ipotesi di modulazione aggiuntiva che determinerebbe il trasferimento di parte delle risorse dal primo (sostegno
al reddito) al secondo (sostegno alle attività agro ambientali) pilastro, la Cia Toscana afferma la necessità di dare «risposte ad alcune esigenze come garantire la
permanenza di queste risorse sul territorio dal quale si sono originate». Per quanto riguarda il paventato innalzamento del limite dei pagamenti, la Cia Toscana rileva con
soddisfazione che il Parlamento europeo, confermando il pagamento introduce dei meccanismi di semplificazione burocratica (fino a 500 euro).

«L’agricoltura ha bisogno di unità -ha sottolineato Giuseppe Politi, presidente Cia nazionale – non di andare ognuno con i proprio cappellini e le proprie bandiere.
Una grande agricoltura come quella europea deve tenere conto di quelle che sono le reali esigenze, è necessario incentivare la qualità, ma anche per la quantità per
le produzioni che lo necessitano».

Politi ha parlato di un’agricoltura italiana in crisi e ha ricordato i motivi della mobilitazione nazionale che prende il via oggi in tutta Italia: «In un mercato sempre
più vasto e competitivo, le imprese agricole -ha affermato Politi – mostrano una strutturale difficoltà a recuperare margini di efficienza ed a produrre reddito da
destinare ai consumi, all’innovazione ed agli investimenti. Pesano, ed aggravano questa situazione, da un lato, l’aumento del costo del denaro e le difficoltà di
accesso al credito che penalizzano maggiormente le imprese che hanno investito in innovazione e qualità; dall’altro, le anomalie ed il malfunzionamento del mercato».
Inoltre, ha aggiunto Politi: «la mobilitazione dovrà sollecitare le necessarie modifiche alla finanziaria, in particolare la proroga degli sgravi contributivi Inps e il
ripristino del Fondo di solidarietà contro le calamità naturali e dei finanziamenti per il Piano irriguo, ma anche interventi straordinari a sostegno delle imprese».

Catiuscia Marini, parlamentare europeo ha ricordato le principali problematiche che investono l’agricoltura europea, considerando le esigenze molto diverse fra di loro, ricordando
che «l’impresa agricola deve essere comunque al centro dello sviluppo, dal tema degli aiuti al disaccoppiamento». 

 

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