Caro prezzi: rincari di energia e mangimi mandano in crisi il mercato del latte

Bologna – Mentre infuria da mesi la polemica sul caro-prezzi dei generi alimentari bolognesi, gli allevatori lanciano un grido: il prezzo pagato alla stalla per il latte
non copre i costi di produzione, e la produzione bolognese rischia il crollo.

Alla riunione odierna della «Commissione Latte», uno strumento stabile istituito da Coldiretti Bologna per aiutare le imprese ad affrontare le diverse problematiche legate a
questa importante produzione del nostro territorio, è emersa una situazione di forte difficoltà.
Nel 1983 in provincia di Bologna c’erano 1300 stalle. Nel 2007 ce ne sono circa 300, che producono 800.000 quintali di latte «made in Bologna» (circa 50.000 quintali in
meno del 2006, in linea con quanto sta avvenendo in tutta Europa
), dei quali 500.000 circa entrano sul mercato sotto forma di latte alimentare, e gli altri 300.000 vengono destinati alla
produzione di formaggi.

Nel corso dei 2007 i costi di energia e mangimi sono aumentati tanto che per produrre un litro di latte un allevatore di Bologna spende circa 35-40 centesimi di euro, tra foraggio ed
acqua per nutrire le mucche, spese veterinarie, costo del lavoro e del mantenimento della stalla. Per questo litro di latte l’allevatore riceve in media dall’industria lattiero-casearia
operante nella nostra provincia tra i 38 e i 42 centesimi di euro: circa quanto ha speso per produrlo
.

«Auspichiamo un’apertura dei grandi gruppi lattieri su questo problema» dichiara Roberto Maddè, Direttore di Coldiretti Bologna «con una revisione, in
vista della prossima campagna lattiera in partenza ad aprile, del prezzo di liquidazione alla stalla. Gli allevatori chiedono di intervenire per riequilibrare il settore, in modo da
tornare a rendere possibile la produzione del latte nella nostra provincia, che oggi non è economicamente sostenibile. Un prezzo equilibrato, che permetta a tutta la filiera del
latte di funzionare nel miglior modo possibile, senza gravare sul consumatore».
Il latte fresco pagato alla stalla in media 40 centesimi viene venduto al consumatore a 1,50 euro: un aumento di oltre il 300%, che trova difficili giustificazioni.
«In Emilia Romagna e a Bologna» conclude Maddè «non esiste un accordo tra parti sociali per la remunerazione del latte, come avviene in altre regioni d’Italia e
d’Europa. Bisogna però che anche nella nostra realtà territoriale si arrivi a riconoscere ai produttori un prezzo in linea con il mercato, modificando gli accordi contrattuali tra
cooperative e produttori. Se i gruppi lattieri non assumeranno decisioni in questa direzione temo che anche le stalle rimaste non riusciranno a sopravvivere a lungo. E sarebbe un
peccato, perché il nostro latte è veramente di alta qualità, come dimostrano anche i formaggi che con esso si producono, primo tra tutti il parmigiano reggiano».

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