“Cambiamenti climatici e opportunità” Articolo su QN IL GIORNO del 10 luglio 2021 – di Achille Colombo Clerici

“Cambiamenti climatici e opportunità” Articolo su QN IL GIORNO del 10 luglio 2021  – di Achille Colombo Clerici

“Cambiamenti climatici e opportunità” Articolo su QN IL GIORNO del 10 luglio 2021

– di Achille Colombo Clerici

 

Sorpresa da Eurobarometro: il sondaggio condotto per conto della Commissione Europea nei Paesi dell’Unione (coinvolti 26. 669 cittadini appartenenti a diversi gruppi sociodemografici dei 27 Stati membri).

Nonostante la pandemia, la recessione economica, la disoccupazione, l’immigrazione incontrollata e quant’altro, i cittadini del Vecchio Continente ritengono che i cambiamenti climatici siano il problema più grave che il mondo si trovi ad affrontare. Oltre nove persone su dieci intervistate infatti sono convinte che i cambiamenti climatici siano un problema grave (93 %), e quasi otto su dieci (78 %) lo ritengono molto grave.

Comprensibile l’entusiasmo del vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo Frans Timmermans: ”Il sostegno per l’azione climatica resta elevato. Gli europei sono consapevoli dei rischi a lungo termine rappresentati dalle crisi del clima e della biodiversità.”

E’ diffusa la convinzione che la lotta contro i cambiamenti climatici porti con sé opportunità per i cittadini e per l’economia. Quasi otto europei su dieci (78 %) concordano sul fatto che l’azione a favore del clima si tradurrà in innovazioni che renderanno le imprese europee più competitive e sono convinti che promuovere la competenza dell’UE in materia di energie pulite in Paesi extraeuropei possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro da noi.

Sette europei su dieci ritengono che ridurre le importazioni di combustibili fossili possa avvantaggiare economicamente l’UE e sono convinti che i costi dei danni causati dai cambiamenti climatici siano molto superiori agli investimenti necessari per la transizione verde.

C’è chi vede in questo l’effetto di una pervasiva azione di convincimento di potentati imprenditoriali e finanziari che hanno fatto di Greta Thunberg la loro icona. Quasi nessuno, infatti, sembra scorgere l’altro lato della medaglia: un costo maggiore, per cominciare. Come ogni industria nascente anche la green economy non ha economia di scala; il costo delle tecnologie verdi è più alto rispetto alle tecnologie tradizionali; c’è un grosso rischio per i posti di lavoro legati a queste ultime. Aggiungiamoci i Paesi in via di sviluppo, che soffrono di problemi ambientali diversi da quelli delle nazioni più sviluppate. I barcaioli anti Fulton non avevano tutti i torti a protestare.

 

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