Botti grandi o botti piccole?

Botti grandi o botti piccole?

Meglio le botti grandi o le botti piccole? Qual è la vera influenza del legno sul vino? A svelare tutti i segreti di questo tema affascinante sarà Joseph Nicastro, uno dei
più grandi esperti europei, protagonista del Laboratorio del Gusto I segreti del legno, curato da Slow Food a WINE SHOW (www.wineshow.it), il nuovo
Salone del Vino, a Torino dal 24 al 26 ottobre (aperto al pubblico, ingresso 10 euro), evento dedicato a tutti gli eno-appassionati italiani, organizzato da Lingotto Fiere-gruppo GL events
Italia.

Joseph Nicastro, fine conoscitore dei legni di Francia e consulente per alcune piccole tonnellerie d’Oltralpe, condurrà i partecipanti in questo speciale Laboratorio (domenica 25, ore
18.00) in un mondo poco conosciuto, con una degustazione esclusiva del Nebbiolo da Barolo di Luciano Sandrone, affinato in sei tonneaux di fornitori differenti, proprio per evidenziare
affinità e divergenze tra vini maturati in diversi tipi di legno (info e prenotazioni: tel. 0172 458418 – 011 6644344; eventi@wineshow.it).

Parlando di botti, nell’ultimo trentennio si è visto di tutto: prima lo smantellamento delle vecchie botti a favore dell’acciaio, poi il ritorno in grande stile del legno di rovere,
principalmente nella sua versione francese (ottenuto in diverse zone: Allier, Troncais, Nevers, Limousine, etc.) e dei piccoli contenitori, le barriques. In seguito abbiamo assistito al ritorno
dei tini tronco-conici per la vinificazione; da ultimo, almeno per alcuni vini tradizionali, il ritorno della botte grande o meglio di medie dimensioni. La fase attuale vede, soprattutto in
Francia, l’acquisizione di nuove conoscenze attraverso la ricerca e, in tutto il mondo, la pressione da parte dei produttori di vino verso i bottai per assicurare standard qualitativi elevati,
assenza di rischi, rispondenza ai parametri richiesti dalle aziende e dichiarati dai bottai.

Per alcuni vini, e in particolare i classici vini a Docg da vitigni italiani – vale a dire i grandi vini da Nebbiolo e Sangiovese (ma anche Aglianico ed altri) – si assiste ad un parziale ritorno
a tecniche tradizionali, in particolare alla botte grande e al legno di rovere cosiddetto “di Slavonia” e non tostato. I produttori e gli enologi più tradizionalisti sono sempre stati
convinti, almeno per i vini rossi, della superiorità del rovere dei Balcani o di Slavonia rispetto al rovere francese. Si tratta di uno di quei classici tormentoni a cui non esiste
soluzione, perché tecniche diverse danno prodotti diversi, e preferire l’uno o l’altro è, evidentemente, questione di gusti. Gli ordini per le botti tradizionali sono in crescita in
Italia e all’estero, mentre le importazioni di barriques sono in forte calo. In accordo con il mutamento della domanda che chiede meno “legno” nel vino, i produttori hanno cominciato a usare le
barriques di secondo e terzo passaggio, mentre alcuni le abbandonan
o per tornare e alle botti tradizionali, grandi e di rovere di Slavonia.

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