«Bologna Ushuaia una emigrazione italiana 1948-1949»

 

Una vicenda unica nella storia dell’emigrazione italiana. E’ stata quella ricostruita oggi dai protagonisti e dai loro parenti nella cappella Farnese di palazzo d’Accursio a
Bologna, durante il convegno «Bologna Ushuaia, una emigrazione italiana 1948-1949». L’iniziativa, organizzata dalla Consulta regionale degli emiliano-romagnoli nel
mondo, dal Comune di Bologna e dalla F.I.L.E.F., con il contributo della Provincia, della Fondazione del Monte, della Cooperativa edificatrice Ansaloni e BAT, aveva l’obiettivo di
ricostruire un episodio importante della nostra emigrazione e degli eventi del dopoguerra a Bologna,oltre a rendere omaggio ai protagonisti di questa vicenda.

I partecipanti hanno infatti potuto condividere le emozioni, l’orgoglio per aver realizzato un’impresa speciale, la nostalgia dei luoghi lontani, attraverso le testimonianze delle
persone (e dei loro parenti) che nel 1948 partirono per raggiungere Ushuaia, con la spedizione organizzata dall’imprenditore bolognese Carlo Borsari, che sulla base di un contratto con
il Governo argentino,reclutò personale specializzato per la costruzione della città capitale della Terra del Fuoco.

Sono passati sessant’anni dall’arrivo ad Ushuaia nell’estrema punta sud Argentina, nell’autunno del 1948, della prima imbarcazione, dal nome «Genova», che trasportava 650
italiani, in buona parte bolognesi e i materiali per costruire la città. Si è trattato di un evento unico, che ebbe per protagoniste in totale circa 1200 persone,
considerando anche i ricongiungimenti familiari. Molti rimasero oltre i due anni dei lavori, altri si spostarono in città più grandi e più ospitali come Buenos
Aires, molti poi tornarono ma tutti di quell’esperienza conservano ancora un ricordo positivo.

«Riportare alla luce una vicenda così significativa – ha detto la presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini- è stato molto
importante non solo per togliere dall’oblio questa impresa, ma anche per evidenziare l’importanza del tema dell’emigrazione, che pur non essendo un fenomeno legato strettamente alla
città di Bologna (se non in questo caso) ha interessato comunque l’intera regione». La Bartolini ha anche ricordato che le rimesse di denaro effettuate dagli emigrati hanno
spesso sostenuto allora chi restava in Italia e che, ancor oggi, alcune comunità di emigrazione da Parma e Piacenza continuano a sostenere servizi sociali e varie iniziative per
la popolazione delle aree montane dei territori da cui partirono. «E’ importante – ha concluso la Bartolini – che la storia venga quindi ricordata, che venga mantenuta
la memoria dei fatti, e che l’emigrazione sia considerata come una risorsa per promuovere l’italianità».

Durante la mattinata, dopo il saluto del vice sindaco di Bologna Adriana Scaramuzzino e di Beatrice Draghetti, presidente della Provincia, sono intervenuti il prof. Fernando J.Devoto,
dell’Università di Buenos Aires e del prof Angelo Varni, dell’Università di Bologna, che hanno ricostruito la situazione storica rispettivamente in Argentina e a Bologna
negli anni del dopoguerra. Da un lato c’era la necessità del Governo Argentino di popolare i confini a sud del suo territorio nei confronti del Cile, in un’area scarsamente
popolata con una emigrazione di lavoratori qualificati , dall’altra vi era la situazione di una città semidistrutta dalla guerra, in cui la produzione industriale delle fabbriche
si era fermata e si era concentrata anche una popolazione proveniente dalle campagne: fattori che hanno favorito la partenza di molti lavoratori specializzati in questa avventura
sudamericana.

Molte le testimonianze della giornata, a partire da quella di Franco Borsari, figlio dell’imprenditore, che ha riferito che «ad Ushuaia verrà inaugurata la Plaza
Italia dedicata a questo evento umano e imprenditoriale e alle persone che con il loro lavoro hanno onorato il proprio Paese e per questo sono ricordate ancora oggi». Sono
seguiti gli interventi di Ernesto Tagliani (figlio del socio di Borsari nell’impresa), di Daniele Triches di Belluno, di Ida Brandani, nipote di Martino che laggiù ha fatto
fortuna ed è rimasto con la famiglia spostandosi poi al nord, e di Anna Forlani che là ha vissuto 14 anni con il marito e le figlie per poi tornare in Italia.

Sulla vicenda è anche stato scritto un libro, presentato oggi con il giornalista Gianluigi di Stefano (che ha collaborato alla trasmissione della Rai realizzata su Ushuaia) dal
titolo: «Da Bologna al fin del mundo», di Rosa Maria Travaglino, nata a Buenos Aires da genitori abruzzesi emigrati in Argentina, laureata in psicologia a Padova e che
ha affrontato il tema dell’emigrazione in diverse pubblicazioni. Questo volume è dedicato in particolare all’unico episodio di emigrazione organizzata verso l’Argentina, che ebbe
come destinazione appunto la citta di Ushuaia.

Nel pomeriggio è stato anche presentato il documentario «Orizzonte sud» in cui è stata ricostruita la vicenda, con immagini e interviste raccolte a Bologna, in
varie località dell’Italia a Buenos Aires e a Ushuaia. Ha presieduto il lavori del convegno Marta Murotti, presidente della F.I.L.E.F di Bologna.

 

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