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Bacò: rinasce ad Alessandria il vino vietato da Mussolini

A Fraschetta e Merella ritorna la coltivazione dell’antico vitigno

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Quando si parla di vino ed Alessandria, vengono subito in mente le colline del Gavi, simbolo del territorio e motore dell’economia locale.

Tuttavia, una volta il vino locale non veniva dalle colline, ma dalle pianure di Fraschetta e Merella: era il Bacò, che divenne vino proibito con l’avvento del fascismo.

La sua storia è stata ricostruita da Roberto Bovone, Franca Roveda, Cinzia Lagozzino e Roberta Albertini.

Secondo gli studiosi, il territorio ha una lunga tradizione agricola, risalente al periodo della colonizzazione romana: i legionari stanziati iniziano la produzione di legumi ( fave, le lenticchie e i ceci) a cui poi si aggiunge in epoca imperiale il guado, impiegato per la colorazione dei tessuti.

Con l’avvento del Medioevo, la provincia si spopola ed i boschi ricoprono il territorio. Uniche eccezioni, le opere di bonifica e coltivazione portate avanti da cistercensi e benedettini. Vengono così fondati numerosi conventi, le attuali cascine Federica, Boschetti, Bernardina e Frati, ed inizia la coltivazione intensiva della vite in pianura.

Tra le varietà coltivate, molti vitigni del posto: il cenerino, il moretto, il timorasso ed il nerello fraschetano, tutti spazzati via dalla filossera a metà Ottocento. In cerca di nuove soluzioni, i coltivatori alessandrini puntano su prodotti americani, più resistenti alla malattia, come l’otello, la luglienta, il barbera ed il nebbiolo. Primo fra loro, però, il bacò: chiamato così in onore del dio romano del vino fu capace di diffondersi in tutta la Fraschetta fino all’avvento del regime fascista.

Sono infatti i politici di Mussolini a vietarne la produzione, timorosi degli effetti sulla salute: durante la vinificazione, il bacò viene arricchito con alcol metilico, potenzialmente pericoloso. Ancora oggi, il vino è contro la legge, questa volta dell’UE: secondo tale normativa, nonostante il vitigno sia incrocio tra Vitis labrusca e Vitis riparia, il vino dovrebbe essere ottenuto solo con piante di Vitis vinifera. Ma, secondo Bovone e colleghi, il bacò sta facendo salire il numero dei suoi estimatori.

 

Matteo Clerici

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