Agrofarma: molte colture a rischio estinzione

Santo Stefano Belbo (CN) 7 luglio 2008 – Esperti di tossicologia, patologia vegetale e di economia agraria riuniti a Santo Stefano Belbo nel cuneese ad un incontro organizzato da Agrofarma –
Associazione Nazionale Imprese Agrofarmaci di Federchimica dal titolo: “Lotta alla crisi alimentare mondiale? Agrofarmaci: la risposta per un incremento della produttività e della
competitività agricola” non hanno dubbi, gli agrofarmaci sono indispensabili per scongiurare il “rischio estinzione” di molte produzioni agricole italiane.

Tra le colture più colpite troviamo le castagne, il “mal d’inchiostro” ne sta, infatti, mettendo a rischio la produzione. Si tratta di una muffa che infetta le radici delle piante
fino a farle morire, un killer silenzioso che si manifesta quando ormai per la pianta è troppo tardi. Per questo motivo, dicono gli esperti, è indispensabile intervenire
con agrofarmaci appropriati per non correre il rischio di andare incontro a tristi autunni senza castagne.
Rischio, peraltro, molto concreto se pensiamo che lo scorso autunno la produzione di questi frutti ha già subito un drastico calo, tra il 30% e il 50% a seconda delle zone (il
cuneese e l’avellinese tra le più colpite).

Il nostro Paese è, inoltre, il secondo produttore in tutto il mondo di nocciole, dopo la Turchia, e anche in questo caso il “rischio estinzione” è concreto. Qui
l’insidia viene dalle cimici che stanno attaccando i noccioli, riducendo a zero, senza l’utilizzo di agrofarmaci, le chance di sopravvivenza delle piantagioni. Senza poi parlare del punteruolo
rosso, insetto “killer” che sta decimando le palme dei nostri luoghi di villeggiatura.

La correlazione tra patologie vegetali e perdita di produzioni agricole ha origini lontane. “A fine ‘800 – afferma il Professor Paolo Cortesi, Docente di Patologia Vegetale
all’Università degli Studi di Milano – nel nostro Paese hanno fatto il proprio ingresso tre nuove malattie della vite, cogliendoci impreparati. La conseguenza di ciò
è stato il crollo dell’80% della produzione di vino in tutta Europa, con relativo aumento dei prezzi. Ci sono voluti circa 10 anni per individuare le sostanze in grado di
sconfiggere queste patologie. Oggi non si potrebbe produrre uva da vino e da tavola se non si ricorresse alla difesa con gli agrofarmaci, prevenendo la comparsa delle malattie e mantenendo i
patogeni sotto la soglia di danno.”

Secondo l’XI Rapporto Agricoltura di Nomisma, presentato nel corso della Fieragricola di Verona nel febbraio scorso, gli agrofarmaci sono tra i principali fattori di competitività
per le imprese agricole, rivestendo un’elevata importanza strategica. Per oltre il 40% di esse gli agrofarmaci consentono di ottenere prodotti in linea con le aspettative del mercato e
più del 70% sostiene che, in caso di non utilizzo, si perderebbe dal 25% fino in alcuni casi al 100% della produzione.

In linea con questi dati, gli esperti intervenuti all’incontro hanno confermato che gli agrofarmaci sono la risposta decisiva alla crescente domanda mondiale di prodotti alimentari, essendo in
grado di soddisfarne il bisogno per tutto l’anno.
Secondo gli studi presentati il corretto impiego di queste sostanze ha permesso un incremento della produttività e dell’efficienza agricola, una riduzione dei prezzi, raccolti
più abbondanti e alimenti protetti e di maggiore qualità.

Gli agrofarmaci contribuiscono a ottenere prodotti con qualità organolettiche e nutritive costanti, salvaguardando la salute delle piante e, di conseguenza, quella dell’uomo. La
salubrità di un prodotto agricolo, infatti, non è determinato solo dall’assenza di residui chimici. Il rischio alimentare più reale che si corre
è, in realtà, quello determinato da contaminazioni microbiologiche.

Sul problema dei residui e della sicurezza dei prodotti si è soffermato il Professor Angelo Moretto, Responsabile del Centro Internazionale per gli antiparassitari e la prevenzione
sanitaria dell’ Ospedale Luigi Sacco Milano e del Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Milano.

“500 anni fa – commenta il Prof. Moretto – Paracelso pronunciò una frase divenuta celebre, secondo la quale non esistono sostanze tossiche, ma dosi tossiche. Per quanto riguarda
gli agrofarmaci, negli ultimi 20/25 anni c’è stata un’evoluzione verso molecole che hanno una maggiore specificità d’azione contro gli agenti patogeni. Le molecole
stanno diventando, quindi, sempre più mirate e in grado di agire sul bersaglio che vogliamo eliminare con dosi più basse, garantendo un’adeguata sicurezza per la
salute dell’uomo e dell’ambiente. In tutta l’Unione Europea – continua Moretto – esiste un programma di monitoraggio dei residui negli alimenti, dal quale emerge un trend sostanzialmente
stabile negli ultimi dieci anni. In Italia, poi, le produzioni agroalimentari sono regolarmente controllate e le rigorose verifiche effettuate su migliaia di campioni forniscono un quadro
rassicurante per il consumatore”.

Per quanto riguarda il tema secondo il quale gli agrofarmaci possono contribuire a una riduzione dei prezzi della produzione agricola il Professor Dario Frisio del Dipartimento di Economia e
Politica Agraria dell’Università degli Studi di Milano ha affermato che: “Il costo economico medio che ogni famiglia italiana dovrebbe sostenere se si riducesse solo del 20%
l’utilizzo degli agrofarmaci potrebbe arrivare a un 15%, sommando, naturalmente i diversi fattori che rientrano nella filiera di produzione alimentare e in particolare la maggiore dipendenza
dai mercati internazionali.”

Agrofarma ha ribadito in quest’occasione lo sforzo costante nella promozione dell’uso consapevole e corretto dell’agrofarmaco, al quale si aggiungono gli incessanti investimenti in ricerca e
sviluppo per la produzione di agrofarmaci sempre più evoluti e compatibili con l’ambiente.

“Gli studi presentati contribuiscono a fare luce sull’indispensabilità degli agrofarmaci – afferma Luigi Radaelli, Presidente di Agrofarma – le numerose colture che andrebbero
scomparendo senza questi trattamenti destano stupore visto che si tratta di alimenti comunemente diffusi sulle nostre tavole. Cito, ad esempio, uva da tavola e arance. Dobbiamo, tuttavia,
rilevare con rammarico che, mentre da un lato anche il Parlamento Europeo riconosce il ruolo strategico degli agrofarmaci per contrastare la crisi alimentare, insieme a tutti gli altri fattori
primari della produzione agricola, dall’altro lo stesso Parlamento chiede modifiche inutilmente penalizzanti alla normativa europea sugli agrofarmaci stessi, tali che, se venissero approvate,
metterebbero a rischio gran parte della produzione agricola europea”.

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