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Azienda Torre Ospina: Incontro con Quintino Manco, viticoltore di Racale, in Salento

Azienda Torre Ospina: Incontro con Quintino Manco, viticoltore di Racale, in Salento

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“A sud del sud” – come scriveva il grande attore Carmelo Bene della terra dove era nato – nella parte estrema del Salento si situa l’azienda vitivinicola Torre Ospina, a sud del golfo meridionale di Gallipoli, sulla strada per il Capo di Leuca, esattamente nel territorio di Racale. Torre Ospina è nata da un’idea di Quintino Manco, giovanissimo viticoltore, che nel 2010, a ventuno anni, con determinazione e passione ha iniziato a seguire tutta la produzione, dalla conduzione dei vigneti – ereditati dal nonno – fino alle operazioni di cantina.

Il territorio di Racale si affaccia al mare con le piccole baie naturali che caratterizzano i suggestivi litorali di Torre Suda e Marina di Mancaversa, e sale fino ai rilievi delle Serre salentine; è compreso tra gli 0 e i 104 metri sul livello del mare, con il centro abitato in posizione mediana, in una vasta piana ai piedi della collina degli Specchi, un piccolo rilievo collinare ricco di reperti archeologici e megalitici. La profondità dei fondali dello Ionio mantiene una temperatura costante del mare per tutto l’anno, questo fenomeno esercita – con il contributo dello scudo delle Serre alle spalle –  una funzione di regolatore termico che mitiga le temperature estreme. Il mare contribuisce anche a un’escursione termica giorno-notte, positiva e benefica per i vigneti. Caratteristica è anche la ventosità dei mesi estivi, quando le brezze diurne ristorano dal clima molto caldo.

Oliveti, fichi d’India, agavi, eucalipti, agrumi, piccole zone boschive a macchia mediterranea, è in questo contesto che si trovano i vigneti di proprietà: Otanari, Vignali, Coloni, Vora, Vigne,veri e propri cru, terreni molto vocati e ritenuti delle eccellenze nella tradizione vitivinicola locale, vengono infatti chiamati “conche d’oro” per la loro fertilità. Qui la terra ha struttura argillosa, di varia composizione, con presenze calcaree, tufacee e sabbiose, in zone dai 30 ai 70 metri sul livello del mare. I mappali dei vigneti vengono riprodotti nella retroetichetta dei rispettivi vini per rendere evidente qualità e tracciabilità. I vigneti – situati in parte in comune di Racale e in parte in quello di Melissano – sono coltivati con vitigni autoctoni, soprattutto con Negroamaro e Primitivo e, in parte quantitativamente minore, con Malvasia Nera e Verdeca, e vengono lavorati con la cura manuale dei ceppi. Durante la vendemmia la raccolta dell’uva viene effettuata selezionando i grappoli migliori, mentre la vinificazione è seguita dall’occhio attento dell’esperto e con le più avanzate tecnologie. Quintino in cantina si affida al rigore di Giuseppe PizzolanteLeuzzi, un enologo che conosce perfettamente il territorio e i suoi vitigni. Assieme a lui ha messo a punto una rosa di sei etichette che coprono tutte le sfumature della tradizione vitivinicola salentina.

La storia dell’azienda Torre Ospina è fortemente simbolica. Quintino era anche il nome del nonno, personalità forte e attaccatissimo alla sua terra. È proprio dal ricordo del nonno che iniziamo questa intervista a Quintino.

“Mio nonno – ci racconta – aveva un attaccamento viscerale ai suoi poderi, anche nei giorni in cui non lavorava i suoi dieci ettari di vigneto e sei di oliveto non riusciva a fare a meno di andare in campagna per godere della natura e controllare che tutto andasse bene. Io fin da piccolo l’ho accompagnato in campagna, giocavo liberamente e gli facevo compagnia, e ‘rubavo’ con l’occhio – poi con l’età anche con la pratica – la sua sapienza. Nel 2009, a ottantaquattro anni, proprio mentre è in campagna, mio nonno viene colto da un arresto cardiaco. Quando arrivò il fattore a casa, per avvisarci dell’accaduto, mio padre non era presente e sono stato io il primo a sapere che era passato a miglior vita”.

Un simbolico passaggio di consegne. Da Quintino a Quintino. E il nipote – un giovane sveglio e curioso, con una grande passione per la gastronomia di alta qualità, a cui piace viaggiare e confrontare le esperienze della cognizione del gusto – non ci mette molto a capire che l’eredità del nonno può essere una grande opportunità per tenere assieme le proprie passioni e rendere onore alla memoria dell’avo. Così – invece di espiantare i vecchi vigneti – nell’agosto del 2010 nasce Torre Ospina, l’azienda che Quintino dedica idealmente al nonno e che prende il nome da un’antica masseria fortificata del XVI secolo, situata nel comune di Racale.

“In campagna nonno mi ha insegnato a curare il ceppo, a pulizzare diciamo noi, sia per la spollonatura che per la potatura, quali foglie o tralci vanno buttati e quali no, quando c’è molto carico d’uva quali grappoli eliminare per fare in modo che quelli che rimangono raggiungano la massima qualità come maturazione, grado zuccherino, colorazione. Piccole cose di grande importanza, perché la qualità raggiunta in vigneto poi ce la troviamo anche in bottiglia.

Credo che il vino sia molto più di qualcosa da bere. Il vino che produciamo con infinita passione racconta ogni giorno la nostra storia e l’entusiasmo che mettiamo nel lavoro. Questa parte del Salento è molto conservativa, molto attaccata alla tradizione e molto solare. Sono fiero di appartenere a questa terra dove il sole sorge quasi ogni giorno in un orizzonte terso e circonda in un abbraccio i vigneti, che crescono rigogliosi, tendono i loro tralci verso il cielo e ci regalano l’uva migliore”.

Torre Ospina
Torre Ospina

Il vino è molto più di qualcosa da bere, dici giustamente. Il vino parla…

“Credo proprio di sì, racconta la sua storia. Per questo voglio che nella mia cantina l’uva, dopo essere stata raccolta con cura, si trasformi in vini di grande pregio. Sotto la guida attenta di Giuseppe PizzolanteLeuzzi, quasi quotidianamente assaggiamo le nostre “creature” e ne seguiamo attentamente l’evoluzione da succo a vino grezzo per poi, a seconda delle varietà e delle annate, farle maturare in legno o in acciaio. Ogni vigneto ha le proprie caratteristiche e nessuna annata è uguale all’altra: i cicli della natura si ripetono, ma i risultati sono ogni volta diversi. E questo è un bene, perché il vino è un dono della natura, non una conquista tecnologica dell’uomo. Ogni sorso di questo vino, quindi, racconta la terra e l’anno in cui è maturata l’uva che ne ha dato origine”.

 I tuoi vini escono tutti con la denominazione Salento Indicazione Geografica Tipica, portano in etichetta i disegni dei monumenti storici del territorio: la Masseria Ospina, Torre Suda, i caseddi, (caratteristi trulli salentini) e in controetichetta i mappali dei vigneti, come garanzia di tracciabilità. Facciamo una veloce carrellata delle tue etichette?

 “Sì, volentieri. Innanzitutto voglio dire che il Negroamaro è la varietà principe di questo territorio. Un vitigno non facile, è necessario seguirlo con una viticoltura attenta, valorizzando l’alberello originario, o quello leggermente modificato, o anche una spalliera facendo attenzione a potare la pianta, rispettando la naturalità e la tradizione, che ha sempre un senso nel contesto del territorio. È un lavoro che seguo in prima persona, seguendo i consigli di mio padre. Credo che i nostri Negroamaro abbiano una grande fragranza, una buona acidità, mantengono frutto ed eleganza, sono morbidi e setosi”.

“Ma andiamo per ordine, aprono la rosa delle proposte i due bianchi. Il Bianco Frizzante, un metodo Charmat, da vitigni autoctoniVerdeca e Bianco di Alessano, è floreale e fruttato con sentori di mela cotogna, ha un buona intensità, è fresco e aromatico, persistente, di buona complessità. Il Tenuta Coloni, è invece ottenuto da un uvaggio aziendale che varia a seconda dell’annata, lo abbiamo pensato come un vino fresco e fruttato, dove la struttura alcolica non è contrapposta alla freschezza e la sapidità soddisfa le aspettative di un vino piacevole e armonico”.

Ovviamente passiamo al Rosato, una delle eccellenze salentine.

 “Ci sarebbe molto da dire sul Rosato da Negroamaro, un rosato inimitabile per colore, struttura e persistenza. È un vero simbolo del Salento enologico.Tenuta Vigne è il nostro Rosato – da uve Negroamaro – ha un aroma fresco dove l’essenza di rosa e geranio rosso si arricchisce di note fruttate; ha un impatto olfattivo notevolmente tenace. In bocca è ben equilibrato, il buon grado alcolico è assecondato dalla morbidezza e da una freschezza vivace”.

E i rossi?

“Sono tre le proposte che abbiamo messo a punto in questi anni. Come per il Rosato, sono vini in cui troviamo l’autenticità salentina: il terroir e l’amore per i vigneti storici, la tradizione e la passione. Il Tenuta Vignali,Negroamaro, affinato in acciaio, caratterizzato da un aroma di more selvatiche e prugne, frutti rossi e spezie. In bocca è morbido e persistente, le sensazioni olfattive ritornano in bocca trasportate dall’alcolicità pronunciata ma non irruente. In contrapposizione i tannini e la fresca acidità rendono questo vino equilibrato e morbido.

Il Tenuta Vora è invece il nostro Primitivo, un bel vino color rubino intenso tendente al porpora, ha un aroma di more selvatiche e prugne, frutti tipici delle campagne dove si trova il vigneto d’origine; in bocca è morbido e persistente con tannini non aggressivi; ha buona acidità, in parallelo alla morbidezza e all’alcolicità tipica del Primitivo; è un vino vigoroso e nello stesso tempo elegante e signorile.

E infine l’Otanari, l’etichetta dedicata a mio nonno Quintino. UnNegroamaro elegante e potente nello stesso tempo, affinato in barrique, le cui uve provengono da storici vigneti ad alberello.Ha colore rosso granato con profumi caldi e armonici che ricordano l’amarena e la prugna secca. In bocca è rotondo e persistente, ha sapore asciutto e caldo, ricco e gustoso su fondo amarognolo. È un vino armonico, raffinato, e lungo nel finale. Direi che esprime al meglio la territorialità e la varietà, quell’espressione audace e decisa, tipica del Negroamaro”.

Il consumo del vino è cambiato, si fa più qualità e meno quantità, e oltre al vignaiolo, all’enologo, al critico, al sommelier, al semplice consumatore, sono nate figure nuove nel panorama del settore enoico: giornalisti specializzati, wine-blogger, conoscitori, wine-lover, enoturisti… come ci si misura con questi cambiamenti?

“Credo sia importante dare informazioni chiare, verificabili, rigorose sulla coltivazione dell’uva e la sua trasformazione, sul vino e il suo affinamento, ma il consumatore non giudica più solo dal calice di vino e dalle informazioni scritte, vuole anche avere la possibilità di visitare l’azienda, verificando di persona le informazioni. È proprio per questo che è necessario anche dare la possibilità di partecipare alle varie fasi della vita di un’azienda, dalla coltivazione alla vendemmia, dall’imbottigliamento alle degustazioni. Interloquire e interagire aprendo la cantina e dando le risposte al consumatore. Ricevere delle email dagli appassionati – com’è successo molte volte – che ci fanno i complimenti per la qualità dei nostri prodotti è per noi un successo e una grande soddisfazione”.

 Sei giovane, sei attento alle questiona ecologica in agricoltura? Quali sono i tuoi concetti guida?

“Cerco di tenere assieme una sensibilità generale alla valorizzazione del territorio e la sensibilità particolare per il vino. Perché se è vero che il vino è la poesia della terra, significa anche che è l’espressione autentica di un luogo, sintesi di natura, storia, tradizione e lavoro dell’uomo. Il vino è questo equilibrio. È un’alchimia! Produrre vino significa per me diffondere i profumi e il gusto di questo angolo di paradiso che è il Salento. Sto facendo tesoro sia della grande esperienza di mio padre Tommaso: serietà, pignoleria, competenza, sono le sue caratteristiche; sia della preparazione dell’enologo Giuseppe PizzolanteLeuzzi: lui snocciola dati specifici su vigneti, uve, mosti, elevazione dei vini, e nello stesso tempo spazia geograficamente tra tradizioni enologiche e territori regionali italiani in confronto ad  altre terre vocate in Europa e nel mondo, sempre tenendo presente ricerca scientifica e innovazione; è un salentino planetario, che ama questa terra e i suoi vini ma li confronta evitando nostalgie o sentimentalismi. Il nostro ideale è monitorare l’evoluzione del vino, col fine di costruirne – uso le parole di PizzolanteLeuzzi – la ‘curva ideale nel tempo’, per arrivare a vini che rispettino nella propria struttura un’architettura equilibrata, ma anche la storia e la geografia dei luoghi”.

Parola-chiave per il futuro?

“Mi vengono in mente tre parole: ‘impegno’ e ‘progetto’ perché i prossimi anni saranno molto intensi per progetti che stiamo portando avanti contemporaneamente, stiamo lavorando per ampliare la sede dell’azienda, con una cantina per l’affinamento in barrique, e uno spazio eventi che sarà valorizzato con l’organizzazione di manifestazioni enogastronomiche e culturali. L’altra parola-chiave è ‘memoria’: il nostro Otanari è dedicato a mio nonno Quintino, ma stiamo pensando di dedicargli qualcosa di più importante, per rendere merito alla sua grande personalità e agli insegnamenti che ci ha donato”.

Ha le idee chiare Quintino. Torre Ospina è una cantina da tenere d’occhio.

Torre Ospina
Via Ferrara, 5, Racale (LE)
l. 0833 584937
email: info@torreospina.com§
http://www.torreospina.com

Chiara Danielli
Redazione Newsfood.com

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