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Alimentare

Basta ai prodotti stranieri spacciati per Made in Italy

Falsi alimentari: Coldiretti ad Ancona occupa simbolicamente il porto

Un pacco di pasta su 3 contiene grano straniero, ma l'etichetta non lo specifica

Pubblicato il 03/06/2010 alle 13:57





Ancona - Decine di trattori della Coldiretti occupano simbolicamente stamani il porto di Ancona, mentre in acqua una task force di agricoltori in gommone controlla l'eventuale presenza di navi estere cariche di generi alimentari. I manifestanti indossano maschere bianche, per denunciare il furto d'identità commesso ogni giorno ai loro danni da parte di chi utilizza prodotti stranieri spacciandoli per italiani.   

Il porto dorico è uno dei principali scali italiani in cui ogni giorno vengono scaricate tonnellate di grano, semi di girasole, olio e altri prodotti importati dall'estero e trasformati in falso made in Italy, con il risultato di far crollare i prezzi nelle campagne. Come nel caso del grano, passato nel giro di due anni da 0,50 euro al chilo a 0,13 euro, mentre i prezzi al consumo continuano a salire.   

Sui trattori e sulle mietitrebbie della Coldiretti campeggia la scritta 'Vendesi'; altri cartelli invocano l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine degli alimenti. Bandiere dell'associazione e palloncini gialli punteggiano tutto lo scalo.

No al falso Made in Italy nei prodotti agricoli e alimentari, in particolare per il grano duro. Con questo grido di battaglia 150 trattori e 1.500 agricoltori della Coldiretti hanno "assaltato" stamane il porto di Ancona, tra lo sventolio di centinaia di bandiere gialle e verdi.   

Secondo l'organizzazione agricola, dallo scalo dorico "ogni ora entrano 10.000 chilogrammi di grano straniero pronti a diventare 'marchigiani', con l'effetto di far crollare i prezzi dei prodotti delle nostre campagne (da 0,50 euro al chilo a 0,13 in due anni) e ingannare i consumatori".   

I manifestanti, che si sono radunati vicino ai silos dove vengono immagazzinate granaglie importate dall'estero, hanno esposto striscioni e cartelli ("vendesi" sui mezzi agricoli) segnalando che "un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, ma l'etichetta non lo dice". Hanno indossato maschere bianche per protestare contro quello che il presidente di Coldiretti Marche Giannalberto Luzi ha definito "un continuo furto di identità", mentre nelle acque del porto sono entrati in azione un peschereccio, allestito da Coldiretti Impresa Pesca, e un gommone, pronti a intercettare le navi cariche di derrate alimentari straniere.    "

Chiediamo qualità e trasparenza - ha insistito Luzi - con una filiera tutta italiana e il controllo dei procedimenti non solo della lavorazione nelle aziende, ma fin da quando si mette il seme nella terra". Grano straniero, ma non solo: "qua arrivano anche tonnellate di pomodori dalla Cina che poi finiscono nelle bottiglie di passata italiana, aglio che viene lavorato nel nostro Paese e tante altre cose", compresa la soia Ogm, "tanto che per rispettare una legge regionale del 2003, che vieta l'utilizzo di soia geneticamente modificata, i nostri agricoltori sono costretti ad approvvigionarsi presso il porto di Ravenna".   

Coldiretti intende anche "trattare alla pari con le grandi imprese" della produzione. "Non chiediamo alla politica di intervenire sul mercato - ha aggiunto il vice presidente di Coldiretti Macerata Francesco Guzzini - ma segnali economici per fidelizzare gli agricoltori al progetto di una filiera italiana".

E la stessa organizzazione ha presentato oggi una proposta concreta: nell'ambito di un bando della Regione "quattro consorzi agrari hanno messo insieme le loro produzioni - ha spiegato il presidente del Consorzio agrario di Pesaro Urbino Domenico Romanini -, con l'adesione di 2.000 aziende e 40 stoccatori per un totale di 1,7 milioni di quintali di grano, un quarto del totale prodotto nelle Marche. L'obiettivo è di andare sul mercato e fare dei contratti di coltivazione con le industrie. Per una parte di questo prodotto abbiamo già accordi commerciali con la Barilla".

Ansa.it per NEWSFOOD.com

Chiediamo qualità e trasparenza con una filiera tutta italiana e il controllo dei procedimenti non solo della lavorazione nelle aziende, ma fin da quando si mette il seme nella terra". Grano straniero, ma non solo: "qua arrivano anche tonnellate di pomodori dalla Cina che poi finiscono nelle bottiglie di passata italiana, aglio che viene lavorato nel nostro Paese e tante altre cose", compresa la soia Ogm, "tanto che per rispettare una legge regionale del 2003, che vieta l'utilizzo di soia geneticamente modificata, i nostri agricoltori sono costretti ad approvvigionarsi presso il porto di Ravenna".


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